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20 gennaio 2010

Già, i miglioristi....

    E chi se li ricordava più.  Ero al liceo, piena epopea craxista, c'erano pure loro.
    Purtroppo o per fortuna Peter Gomez e Gianni Barbacetto hanno provveduto a colmare la (credo non soltanto) mia lacunosa memoria.
    Non è che ne sentissi poi impellente bisogno...

    Il Presidente e il latitante

    Pubblico qui di seguito un pezzo scritto da me e da Gianni Barbacetto sui rapporti tra Bettino Craxi, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e la corrente migliorista del partito comunista. È un tema storico-politco importante che nessun giornale, a parte Il Fatto Quotidiano, ha voluto affrontare. Mi piacerebbe conoscere che cosa sapevate di tutto questo e cosa ne pensate, soprattutto alla luce della lettera del Presidente alla vedova di Craxi. PG

    Napolitano e i suoi miglioristi, così lontani e così vicini a Craxi

    "Non dimentico il rapporto che fin dagli anni Settanta ebbi con lui... Si trattò di un rapporto franco e leale, nel dissenso e nel consenso che segnavano le nostre discussioni e le nostre relazioni”. “Lui” è Bettino Craxi. E chi “non dimentica” è Giorgio Napolitano, oggi Presidente della Repubblica. Nella sua lettera inviata alla vedova di Craxi a dieci anni dalla morte del segretario del Psi, il capo dello Stato sostiene che, nel “vuoto politico” dei primi anni Novanta, avvenne “un conseguente brusco spostamento degli equilibri nel rapporto tra politica e giustizia”. A farne le spese fu soprattutto il leader socialista, per il peso delle contestazioni giudiziarie, “caduto con durezza senza eguali sulla sua persona”.

    Il rapporto tra Craxi e Napolitano fu lungo, intenso e alterno. Naufragò nel 1994, quando Bettino inserì Napolitano nella serie “Bugiardi ed extraterrestri”, un’opera a metà tra la satira politica e l'arte concettuale. Ma era iniziato, appunto, negli anni Settanta, quando il futuro capo dello Stato si era proposto di fare da ponte tra l’ala “riformista” del Pci e il Psi. Negli Ottanta, Napolitano rappresentò con più forza l’opposizione interna, filo- socialista, al Pci di Enrico Berlinguer: proprio nel momento in cui questi propose la centralità della “questione morale”. Intervenne contro il segretario nella Direzione del 5 febbraio 1981, dedicata ai rapporti con il Psi, e poi ribadì il suo pensiero in un articolo sull’Unità, in cui criticò Berlinguer per il modo in cui aveva posto la “questione morale e l’orgogliosa riaffermazione della nostra diversità”.

    È in quel periodo che la vicinanza tra Craxi e Napolitano sembra cominciare a farsi più forte. Tanto che nel 1984, il futuro presidente appoggia, contro il Pci e la sinistra sindacale, la politica del leader socialista sul costo del lavoro. Il mondo, del resto, sta cambiando. E in Italia, a partire dal 1986, cambiano anche le modalità di finanziamento utilizzate dai comunisti. I soldi che arrivano dall’Unione Sovietica sono sempre di meno. E così una parte del partito – come raccontano le sentenze di Mani pulite e numerosi testimoni – accetta di entrare nel sistema di spartizione degli appalti e delle tangenti. La prova generale avviene alla Metropolitana di Milano (MM), dove la divisione scientifica delle mazzette era stata ideata da Antonio Natali, il padre politico e spirituale di Craxi. Da quel momento alla MM un funzionario comunista, Luigi Miyno Carnevale, ritira come tutti gli altri le bustarelle e poi le gira ai superiori. In particolare alla cosiddetta “corrente migliorista”, quella più vicina a Craxi, che “a livello nazionale”, si legge nella sentenza MM, “fa capo a Giorgio Napolitano”. E ha altri due esponenti di spicco in Gianni Cervetti ed Emanuele Macaluso.
Per i “miglioristi” Mani Pulite è quasi un incubo: a Milano molti dei loro dirigenti vengono arrestati e processati per tangenti. Tutto crolla. Anche il loro settimanale, Il Moderno, diretto da Lodovico Festa e finanziato da alcuni sponsor molto generosi: Silvio Berlusconi, Salvatore Ligresti, Marcellino Gavio, Angelo Simontacchi della Torno costruzioni. Imprenditori che sostenevano il giornale – secondo i giudici – non “per una valutazione imprenditoriale”, ma “per ingraziarsi la componente migliorista del Pci, che in sede locale aveva influenza politica e poteva tornare utile per la loro attività economica”. Il processo termina nel 1996 con un’assoluzione. Ma poi la Cassazione annulla la sentenza e stabilisce: “Il finanziamento da parte della grande imprenditoria si traduceva in finanziamento illecito al Pci-Pds milanese, corrente migliorista”. La prescrizione porrà comunque fine alla vicenda.

    Più complessa la storia dei “miglioristi” di Napoli, che anche qui hanno problemi con il metrò. L’imprenditore Vincenzo Maria Greco, legato al regista dell’operazione, Paolo Cirino Pomicino, nel dicembre 1993 racconta ai pm che nell’affare è coinvolto anche il Pci napoletano: il primo stanziamento da 500 miliardi di lire, nella legge finanziaria, “vide singolarmente l’appoggio anche del Pci”. E lancia una velenosa stoccata contro il leader dei miglioristi: “Pomicino ebbe a dirmi che aveva preso l’impegno con il capo-gruppo alla Camera del Pci dell’epoca, onorevole Giorgio Napolitano, di permettere un ritorno economico al Pci... Mi spiego: il segretario provinciale del Pci dell’epoca era il dottor Umberto Ranieri, attuale deputato e membro della segreteria nazionale del Pds. Costui era il riferimento a Napoli dell’onorevole Napolitano. Pomicino mi disse che già riceveva somme di denaro dalla società Metronapoli... e che si era impegnato con l’onorevole Napolitano a far pervenire una parte di queste somme da lui ricevute in favore del dottor Ranieri”.

    Napolitano, diventato nel frattempo presidente della Camera, viene iscritto nel registro degli indagati: è un atto dovuto, che i pm di Napoli compiono con grande cautela, secretando il nome e chiudendo tutto in cassaforte. Pomicino, però, smentisce ameno in parte Greco, negando di aver versato soldi di persona a Ranieri e sostenendo di aver saputo delle mazzette ai comunisti dall’ingegner Italo Della Morte, della società Metronapoli, ormai deceduto: “Mi disse che versava contributi anche al Pci. Tutto ciò venne da me messo in rapporto con quanto accaduto durante l’approvazione della legge finanziaria... Il gruppo comunista capitanato da Napolitano ebbe a votare l’approvazione di tale articolo di legge, pur votando contro l’intera legge finanziaria”.

    Napolitano reagisce con durezza: “Come ormai è chiaro, da qualche tempo sono bersaglio di ignobili invenzioni e tortuose insinuazioni prive di qualsiasi fondamento. Esse vengono evidentemente da persone interessate a colpirmi per il ruolo istituzionale che ho svolto e che in questo momento sto svolgendo. Valuterò con i miei legali ogni iniziativa a tutela della mia posizione”.

    Alla fine, l’inchiesta finirà con un’archiviazione per tutti. Anche Craxi, quasi al termine della sua avventura politica in Italia, aggiungerà una sua personale stoccata a Napolitano. Nel suo interrogatorio al processo Cusani, il 17 dicembre 1993, dirà, sotto forma di domanda retorica: “Come credere che il presidente della Camera, onorevole Giorgio Napolitano, che è stato per molti anni ministro degli Esteri del Pci e aveva rapporti con tutta la nomenklatura comunista dell’Est a partire da quella sovietica, non si fosse mai accorto del grande traffico che avveniva sotto di lui, tra i vari rappresentanti e amministratori del Pci e i paesi dell’Est? Non se n’è mai accorto?”. Fu la brusca fine di un dialogo durato due decenni. E riannodato oggi con la lettera inviata da Napolitano alla moglie dell’antico compagno socialista.



12 gennaio 2010

Mi pare una faccia conosciuta

    A volte le notizie e/o le immagini mostrano sorprendenti correlazioni... O è la mia mente malata che ce li vede, non so.



8 dicembre 2009

Passate parola



30 novembre 2009

Passate parola



26 ottobre 2009

Passate parola



13 luglio 2009

Passate parola



6 luglio 2009

Passate parola



30 giugno 2009

Pane al pane...

    Ho fatto uno sforzo, neanche piccolo, a mandar giù la notizia ascoltata per radio (ieri me l'ero persa): «Sarebbe giusto, di qui al G8, data la delicatezza di questo grosso appuntamento internazionale avere una tregua nelle polemiche» e «Io capisco le ragioni dell’informazione e della politica, ma il mio augurio ed il mio auspicio in questo momento sono di una tregua nelle polemiche» Napolitano dixit.
    Parecchi retropensieri, alquanto cattivi (lo ammetto, sono piuttosto prevenuto verso l'Uomo, visti i precedenti) e, d'istinto, questa canzone (non so a chi l'avessero "dedicata" e perchè, ma, nella rabbia del momento, calzava a pennello).
    Poi, come al solito, mi sono detto che dovevo essere laico, capire, informarmi, studiare...
    Pareri alquanto discordi in giro....
   Ma, anche volendo prendere per buona l'interpretazione di Pino Corrias (e se non fossi prevenuto, aggiungerei che probabilmente è l'interpretazione giusta!), anche volendo dimenticare quella di Alessandro Gilioli, dimenticando, per fisiologico istinto di conservazione mentale, quella de Il Giornale (e com'è? adesso Napolitano non è più comunista?), anche volendo...
    E' mai possibile, nella situazione tutta sui generis in cui versa la Nazione, che il presidente della Repubblica, riesca a partorire il solito bizantinismo equivoco ed equivocabile?  E' mai possibile che non si possa capire ciò che dice il presidente della Repubblica senza doversi fare delle spaventose e gigantesche seghe mentali?  Non mi pare che ci sia un qualche articolo della Costituzione che obblighi il presidente della Repubblica a parlare con necessità di interpretazione: vuoi dire una cosa, la dici; ne vuoi dire un'altra, ne dici un'altra.  Già di default non digerisco (sono pieno di limiti, lo so) chi dice una cosa per non dirne un'altra (convinto che poi, tanto si capisce), per non parlare di quelli che le mandano a dire, e nella situazione contingente tutto questo complica (e mi complica) orrendamente le cose; sarà perchè ho fatto lo scientifico, ma per me A è A e B e B. E pur essendo vero che A è NON B, non significa che lo debba essere necessariamente (potrebbe esse NON qualsiasi altra cosa).
    Morale: se prima ero prevenuto nei confronti del presidente della Repubblca Napolitano, adesso lo sono ancora di più.  E quanto vorrei potermi ricredere.



29 giugno 2009

Passate parola

    Già dal 22 u.s., l'avvocato Scorza ne dava notizia e il dibattito proseguiva col post successivo e su Punto Informatico . Dal Levi-Prodi in giù, passando per D'Alia, Barbareschi, Carlucci, qualcun'altro che ora mi sfugge, fino a Lussana.... Immaginavo che Travaglio ne avrebbe parlato.



16 giugno 2009

Per quanto ancora?

    Mentre, su suggerimento dell'intelligentone bicamerale con banca, la maggioranza di governo (e di lotta e di tutto quello che può venire in mente) gioca all'autogolpe, forse forse le cose non stanno esattamente così.  In quanto a manovre evasive devono essere stati addestrati coi piloti da caccia...
    Provate a leggere qui, e poi qui e poi ancora qui (coi relativi link) e qui e, se lo stomaco non vi ha ancora del tutto traditi, qui e, ultimo sforzo, ascoltate qui.... Ma, se ne aveste ancora voglia, potreste aggiungere questo (è breve, giuro).
    Fatto tutto? Bravi, grazie di cuore per avere accettato i miei pessimi consigli.  Ora, a qualcuno di voi (ammesso che ci sia qualcuno oltre i miei due, tre ospiti fissi certi) è per caso venuta in mente la stessa domanda del titolo?
    A me continua a girare per la testa: per quanto ancora dovremo continuare a parlare di dittatura light? Per quanto ancora vogliamo continuare a raccontarcela?  Mi sbaglierò (e lo spero vivamente), ma a me sembra che stiano già facendo tutte le prove tecniche necessarie e stiano approntando quanto serve per eliminare ogni possibilità costituzionale di opporsi, di manifestare liberamente il proprio dissenso, di dire "non nel mio nome"; e se necessario avranno pure il territorio ben presidiato dall'esercito nelle città dove lo hanno già mandato e dalle "guardie nazionali" o ronde o come accidenti si chiameranno.  Per quanto ancora dovremo lasciarli fare?  Per quanto ancora staremo a studiare, a capire (pur perfettamente) ciò che ci succede prima di potere fare realmente qualcosa.  A scanso di equivoci: qualcosa di legale, di pacifico!  Ma che sia qualcosa in più delle petizioni, o delle manifestazioni di piazza....
    Io di soluzioni non ne ho, ovviamente.  Qalcuno ha un idea? O, semplicemente, dobbiamo (devo) continuare a chiedere: per quanto ancora?



16 giugno 2009

Psicosomaro

    Ma è mai possibile che è da ieri sera che mi sento una chiavica perchè uno che stimo si incazza con un altro che stimo (e che oggi - poteva mai esimersi?- gli ha risposto)?
    Che tristezza quando due a cui vuoi un bene dell'anima si scontrano.... E con quanta grinta!



5 giugno 2009

2 a 1 (circa)

    Giusto per aggiornare quello che ho scritto (e citato) ieri sera,  altri tre a cui voglio un bene dell'anima hanno detto la loro.  Da voglioscendere:

Per chi votiamo

Io pd
di Pino Corrias

Voterò per il pd, come alle scorse elezioni europee, politiche, amministrative. Non turandomi il naso, ma qualche volta le orecchie. Perché penso che li dentro - nonostante le piccole nomenklature, le molte timidezze, in certi casi le collusioni con una pratica del potere dedita al compromesso - ci sia anche quel po’ di buona Italia che resta e che resiste. Perché trovo velleitaria la sinistra radicale, e Di Pietro già votato a sufficienza. Perché penso che solo rafforzando la sinistra moderata si riuscirà a arginare la deriva autoritaria in atto, la liquidazione della legalità e della libertà di stampa. Perché forse rafforzando il pd, il nuovo che compare nelle liste, si avvierà la sua rinascita. E in definitiva un riequilibrio dei poteri che è la sola garanzia per una vita democratica del Paese.

Idv, unica opposizione
di Peter Gomez
(da Micromega 3/2009)

Andrò a votare e voterò Italia dei valori. Oggi più che mai è infatti necessario tentare di arginare Silvio Berlusconi e i suoi: se il Cavaliere uscirà dalle europee con una vittoria ancora più larga rispetto a quella ottenuta alle politiche, nel giro di due mesi chiuderà definitivamente la partita con la stampa e con la magistratura approvando, senza nessuna modifica, le leggi bavaglio già messe in cantiere e le norme che impediranno per sempre tutte le indagini sulle classi dirigenti. Votare è dunque un dovere. E anche un dovere votare per le opposizioni.

Tra di esse, a mio parere, l’unica scelta possibile è però quella per l’Idv. Le due sinistre radicali ben difficilmente otterranno il quorum. Mentre le liste del Pd, salvo rare eccezioni (Rita Borsellino, Rosario Crocetta, Debora Serracchiani, Rosaria Capacchione e pochi altri), sono quelle di sempre. Basta scorrere i nomi per rendersi conto che il Partito democratico non ha ancora capito (o meglio, non vuole capire) cosa chiedono gli elettori: un rinnovamento radicale dei programmi e del personale politico. Da questo punto di vista, quindi, una sconfitta per il Pd potrebbe persino risultare salutare. Solo se la crisi sarà evidente, le forze nuove, che anche nei democratici sono presenti, avranno l’occasione di scalzare l’attuale leadership.

Un voto contro ma anche per
di Marco Travaglio
(da Micromega 3/2009)

Rivoterò per l’Italia dei Valori, come già nel 2006 e nel 2008. E per gli stessi motivi delle ultime due elezioni politiche. Ma con l’aggiunta di due nuovi.

Quelli vecchi: com’era facile prevedere, il partito di Di Pietro - per quanto ancora troppo “personale” e poco collegiale e scarsamente selettivo in alcune scelte di classe dirigente, specialmente a livello locale - è l’unica reale opposizione presente in Parlamento contro il regime berlusconiano. Il solo partito che si sia davvero battuto nelle aule parlamentari contro il cosiddetto Lodo Alfano e le altre leggi-vergogna (ammazza-intercettazioni e bavaglio alla stampa in primis), contro lo scandalo Cai-Alitalia, contro le nuove minacce a quel che resta della libertà d’informazione. Ma anche per un’altra causa che ritengo fondamentale per la storia di questi anni: la richiesta di verità sulla fogna politico-giudiziaria di Catanzaro, che ha inghiottito l’uno dopo l’altro onesti servitori dello Stato come Luigi de Magistris, Gioacchino Genchi, Clementina Forleo e i pm salernitani Apicella, Nuzzi e Verasani, il capitano Pasquale Zacheo (per non parlare di un giornalista coraggioso come Carlo Vulpio). Su questi fronti il Pd ha fatto il pesce in barile, mentre troppo spesso le formazioni della sinistra radicale (con la lodevole eccezione di Claudio Fava e pochi altri) parlavano d’altro. Soltanto una pesante sconfitta del Partito democratico, ancora prigioniero della linea del “dialogo” col regime, cioè dell’inciucio, direi quasi della sindrome di Stoccolma, può accelerare l’azzeramento della classe dirigente del centrosinistra e assicurare all’Italia qualche speranza di uscire dall’incubo.

E ora le novità, anzi le piacevoli sorprese. Di Pietro e Leoluca Orlando hanno avviato, modificando lo statuto dell’Idv, uno sforzo - che mi auguro proseguirà con iniziative più stringenti - per trasformare un movimento personale in un partito vero e proprio, con regole interne di completa democrazia e trasparenza, anche nella gestione dei finanziamenti pubblici e della selezione delle classi dirigenti. E poi hanno saputo spalancare le sue liste a esponenti della società civile, al punto da candidare quasi tutti personaggi esterni alla nomenklatura dell’Idv: da De Magistris a Vulpio, da Zipponi a Sonia Alfano, da Brutti a Vattimo, da Tranfaglia a Pressburger, da Arlacchi all’avvocato Pesce a Gloria Bardi. Resta il vizio di qualche candidatura spot di troppo (come la hostess Alitalia) e di un paio di riciclati che si potevano evitare, ma nel panorama italiota si tratta di pagliuzze, non di travi. I sondaggi indicano che molti italiani, anche tra le fasce più scolarizzate, apprezzano. Spetterà a Di Pietro evitare di ricadere negli errori del passato e non deludere i tanti che, prevedibilmente, gli daranno fiducia. Spetterà ai suoi nuovi compagni di strada aiutarlo a non sbagliare di nuovo.

    Mi sembra tutto un po' più chiaro.  Forse...


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L'ALBATRO Sovente, per diletto, i marinai catturano degli albatri, grandi uccelli marini che seguono, indolenti compagni di viaggio, il bastimento scivolante sopra gli abissi amari. Appena li hanno deposti sulle tavole, questi re dell'azzurro, goffi e vergognosi, miseramente trascinano ai loro fianchi le grandi, candide ali, quasi fossero remi. Com'è intrigato, incapace, questo viaggiatore alato! Lui, poco addietro così bello, com'è brutto e ridicolo. Qualcuno irrita il suo becco con una pipa mentre un altro, zoppicando, mima l'infermo che prima volava. E il Poeta, che è avvezzo alle tempeste e ride dell'arciere, assomiglia in tutto al principe delle nubi: esiliato in terra, fra gli scherni, non può per le sue ali di gigante avanzare di un passo. Charles Baudelaire - I fiori del male


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