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18 gennaio 2010

L'unico lato positivo


     Ora che quella meravigliosa (letterale: foriera di meraviglie) trasmissione che rispondeva al nome di Condor è stata ottusamente chiusa e ancor più ottusamente rimpiazzata con l'equivalente radiofonico della Corazzata Potemkin secondo Fantozzi, non ho più il problema di dovere combattere con le molteplici (almeno 5 tra Reggio Emilia e Ravenna delle quali almeno tre tra Reggio Emilia e Sassuolo) e tutte tragicamente deboli frequenze di Radio 2 RAI (tanto tragicamente deboli e disturbate che il sistema rds dell'autoradio manca poco che mi scriva 'fanculo tu e radio2, cercatela da solo!).
    Da incallito pagatore di cosiddetto "Canone RAI" non so se ritenermi fortunato o, ancor più del solito, turlupinato.
    Complimentoni vivissimi al neodirettore Mucciante.

P.s.: Si può essere tristi per la chiusura di un programma radiofonico?  Si, cazzo, si può!  E pure incazzati! Abbastanza da non essere riuscito a scrivere nulla di decente quando il misfatto è stato consumato.



15 gennaio 2010

Le comodissime precondizioni

Formigoni ed Errani non possono ricandidarsi?

    C’è un clamoroso rimosso dalla discussione politica e giornalistica sulle elezioni regionali: ed è l’illegittimità delle candidature di Formigoni ed Errani, in quanto il loro sarebbe un terzo mandato escluso dalla legge. Una discussione giuridica tra costituzionalisti è rimasta molto occultata. Si scontrano due diverse interpretazioni che provo a sintetizzare come se parlassi a un bambino di sei anni (e come se lo fossi io stesso). La legge che impedisce il terzo mandato è del 2004: secondo alcuni riguarderebbe quindi nel conteggio solo i mandati successivi a quell’anno, e in base a questo i prossimi eventuali mandati di Errani e Formigoni sarebbero i secondi e non i terzi. La logica elementare fa sembrare assurda questa versione: le questioni di non retroattività riguardano le applicazioni delle norme, non le loro precondizioni. Si ragionasse così, se domani si approvasse una legge per il divieto di guida ai ciechi, questa sarebbe applicabile solo a chi diventi cieco da oggi in poi: i già ciechi potrebbero guidare.
    Ma l’interpretazione della legge non è cosa di logica elementare, quindi la vicenda è giusto che sia risolta dai costituzionalisti. Anche se non si può negare la bontà di qualunque strumento che limiti a dieci anni la continuità in ruoli di questo genere per le stesse persone (che poi sono già quindici, nel caso di Formigoni: il suo primo mandato di tre è escluso dal conteggio per diversa tipologia), e l’argomento a favore dell’illegittimità ha quindi una sua forza etica oltre che giuridica. Ma soprattutto sarebbe giusto che se ne parlasse, e che la politica la affrontasse. Invece ciascuno schieramento ha il suo interesse, vuoi lombardo o emiliano, a rimuoverla. E faranno tutti finta di niente, a cominciare dai tutori della legalità part time.

[Via Wittgenstein]

    ...Mi sa che il rischio dei ciechi alla guida è piuttosto concreto...



9 dicembre 2009

Promosso, alfin

    Il viceministro Ferruccio Fazio (quello di Topo Gigio) avrà un dicastero tutto suo.  Così la smette con le vicecazzate...
[via Wittgenstein]
    E, a proposito di Topo Gigio: indovinate un po' chi ne detiene i diritti...



3 dicembre 2009

"No, compagni, amici, io disapprovo il passo, manca l'analisi e poi non c'ho l'elmetto"

    Luca Sofri e Vittorio Zucconi, sui rispettivi blog, ci dicono la loro sul No Berlusconi Day.  Per carità, signori, come al solito (e anche stavolta) riuscite a dire cose sensate e con prospettive interessanti, ma non è che un po' ve (e ce) la raccontate per giustificare la vostra (peraltro sacrosanta) assenza?
    Grazie, come sempre, assai: vorrà dire che correremo i rischi del caso.
    Tanto, dopo aver preso dei "travaglisti" (e sarebbe un'offesa? bah) e fascisti (questa poi, no, grazie), degli ingenui che si fanno strumentalizzare da Di Pietro (che però, tramite l'Idv, con tutti i suoi difetti, sta dando una grossa mano logistica per gestire una cosa che è letteralmente esplosa e non solo numericamente) e che esibiscono la "testata del Fatto come primo “media partner”" (e a chi rivolgersi, al Foglio, alla Gazzetta dello sport?); dopo avere saputo che si parte doppiamente sconfitti in partenza; dopo essere stati illuminati sulla preclara (mi piaceva scriverlo: preclara, lo riscrivo! Suona bene! E quando mi ricapita.  Faccio il camionista, mica il giornalista anche alla radio, io!) inutilità del chiedere le dimissioni di uno che il potere, grazie al controllo dei mass media, lo ha di fatto usurpato truccando la partita democratica (se vi pare e anche se non vi pare);  dopo esserci beccati pure le gufate (o qualcosa che ci assomiglia parecchio) sul rischio di non essere tanti quanti presumiamo e su quello di vederci rovinare la manifestazione dai "consueti e utili idioti in maschera" (e il rischio c'è, mi rendo conto e spero che se ne rendano conto quanti più possibile anche perchè, mancando il sindacato manca pure il servizio d'ordine e la maggioranza di noi no sa distinguere una "carica" da uno "schieramento"); e, infine, dopo essere stati edotti sulla totale insulsaggine della manifestazione con delle parole che son come il piombo fuso sulla pelle:
"Naturalmente, alla sera resterà un piccolo problema, quale che sia il numero di italiani in carne e ossa per la manifestazione: Berlusconi si arrenderà e andrà in esilio a Panama? Andrà finalmente in un’aula di tribunale come ogni cittadino deve fare per farsi processare e, se del caso, assolvere senza giochetti di prestigio e leggi profilattico? Dirà la verità senza buttarla in vacca raccontando barzellette sulla Mafia, di squisito gusto sul genere della barzellette sui malati di Aids che tanto gli piacevano? Il Parlamento sordo e grigio insorgerà per chiedere di discutere e di votare le leggi, anzichè inghiottirle attraverso l’imbuto da oche di Strasburgo che il governo gli caccia in gola nonostante la sua oceanica e infida maggioranza, chiamato “voto di fiducia”?"
    Tanto, dicevo, dopo quanto sopra, cosa mai avremo da perdere?
    Voi, piuttosto?  Siete proprio sicuri che le vostre (ripeto: sacrosante) assenze siano cosa buona?  Zucconi, lavori per Repubblica e Radio Capital e, se potesse, il papi chiuderebbe tutto, magari con te e gli altri giornalisti dentro e butterebbe via la chiave;  Sofri (quello giovane), tra le altre ottime cose, fai una meravigliosa trasmissione su Radio 2 e vogliono chiudervi e altrettanto voglion fare con quella di tua moglie.  Tutti e due tenete dei seguitissimi blog e sono ormai annosi gli attacchi alla rete che, per quanto numericamente di nicchia, comunque da fastidio (e il fatto che sia numericamente di nicchia non è casuale, ma frutto di precisa strategia, lo sappiamo tutti).  Se potesse, certo.  Ecco, ho paura che, avanti così, il congiuntivo imperfetto tenderà sempre più verso l'indicativo.  La speranza di noi ingenui e inguaribili idealisti e che, finchè sarà ancora possibile, sia irrinunciabile provare (almeno noi ancora ci si prova), a dire che ci siamo (pochi o molti, a questo punto, conta relativamente e comunque saremo molti, vedrete.  Scommettiamo?) e che non siamo disposti a farci mitridatizzare.
    Nel migliore dei mondi possibili, egregi e dotti signori (e, consentitemelo, amici, visto che mi accompagnate mentre lavoro e non solo) questa manifestazione non sarebbe necessaria.  Papi manco potrebbe essere eletto, in quel mondo; ma manco in un paese appena democratico.
    Evidentemente l'Italia non è ne l'uno ne l'altro.  Secondo noi.



9 novembre 2009

Giovanardi di oggi (e pure di ieri)

Chi, io?

Non è certo una sorpresa il fatto che secondo il sottosegretario Giovanardi Stefano Cucchi sia «morto di droga». Ci sono dei precedenti, lo conosciamo. La cosa però ci dà l’occasione di ricordare, tra le cause della morte di Stefano Cucchi, quella senza la quale Stefano Cucchi non sarebbe nemmeno stato portato in commissariato, quella sera. È la legge italiana sul consumo di droga e porta la firma di due persone. Una è Gianfranco Fini, applauditissimo all’ultima festa del Partito Democratico. L’altra è Carlo Giovanardi.

[Francesco Costa via Wittgenstein]

    Volendo, ci sarebbe anche il sempre ottimo Gilioli, stavolta, però, penso sia stato fin troppo generoso.



29 ottobre 2009

Appunti per un mondo migliore

    Mi permetto di segnalare Andatevi a leggere questo post di Luca Sofri.  Date retta a un pirla: fino in fondo, commenti compresi.  Merita e (in ogni caso) ce lo meritiamo!
    Ah, pure quello successivo.
    Quello dopo ancora è diventato subito un link nuovo qui a sinistra.



29 ottobre 2009

E anche stavolta ci ha detto male

    Muore la pecora, muore l'agnello, muoiono il bue e l'asinello, muore la gente piena di guai...
    Politicamente, eh!



22 ottobre 2009

Spezzeremo le reni a feisbù (pota)

    C'è chi le spara grosse per vocazione.
    C'è chi conosce l'aspetto giuridico (quasi quasi mi iscrivo anch'io), chi conosce l'aspetto mediatico, chi conosce il mondo per quello che è (con approfondimenti e aggiunte), chi conosce la rete e affronta la faccenda anche da altri (e più seri) punti di vista, c'è chi la analizza in senso antropologico, chi elenca i fatti nudi e crudi.
    C'era chi disse, semplicemente: «Conoscere per deliberare».
    Ancora una volta, chi ci governa, preferisce buttarla in caciara e con la scusa dell'acqua sporca (sempre quella degli "altri", però) vorrebbe buttare via il bambino.

Update (24/10/2009 13:45)
    C'è anche chi, tanto per cambiare, non ha capito un cazzo.
    Nel frattempo la pagina incriminata è diventata "Berlusconi, ora che abbiamo la tua attenzione... Rispondi alle nostre domande".



11 ottobre 2009

I migliori che se ne vanno

    Caro Paul the wine guy,
da qualche giorno sono incazzatissimo.  E per colpa tua.
    Doverosa premessa: ognuno è libero di fare e disfare, nel suo.  Vale per tutti e vale, naturalmente, anche per te.  Però sono incazzato ugualmente.
    Ultimamente mi avevi particolarmente colpito con il tuo post su Wikimedia & co., tanto che lo avevo ripreso pari pari e pubblicato (e, aggiungo oggi, per fortuna.  Se ti avessi solo linkato, oggi sarei ancora più incazzato!).  Quello spunto aveva fatto il paio con l'intervista di Luca Sofri a Jimmy Wales e si era trasformata in qualcosa di più e, garantisco per i tre a cui era (ed è, datevi una mossa!) diretta, di meglio.
    Ora, è brutto da dire e da scrivere, il pensierino che avevo fatto era più o meno che quando uno qualsiasi muore (maledizione: prima o poi arriva!) lascia due vuoti e cioè due "niente".  Un vuoto affettivo e quello riguarda i suoi cari e amen.  E un altro vuoto rappresentato da tutte le sue conoscenze ed esperienze che si porta nella tomba e amen un paio di palle.  Ho pensato, appunto, che quella roba del wiki è in grado di raccogliere anche le conosconze ed esperienze di chi, pur essendo "uno qualsiasi" (come quei tre che conosco io) ne sa un tot di parecchie materie e continua a studiarci su, specie ora che è in pensione ed ha tempo per dedicarsi a quelle cose che una vita di lavoro gli ha proibito (cit), facendoli rimanere "qualsiasi" (e mica tutti hanno il culo di un Federico Moccia, per dire...).
    Poi (e l'avevi pure scritto), hai "chiuso".  E ti sei portato via tutto.  Si, ci saranno le cache e tutte quelle diavolerie che poco conosco e meno so usare, ma non è la stessa cosa.  Il tuo blog è morto e amen.  Magari bastava smettere di aggiornarlo e lasciare a disposizione quello che c'era fino a li. Ripeto, hai fatto (e disfatto) nel tuo e ne avevi tutto il diritto. Però, quel tuo, era pure un pochino di tutti quelli che ci passavano e ci erano affezionati.  E di tutti quelli che, per tua ammissione, contribuivano inviandoti foto, notizie e segnalazioni.
    Vabbè, io, comunque, il link qui a sinistra ce lo lascio.  Hai visto mai che ci dovessi ripensare (se e quando avrai finito di andare a cagare....).
    p.s.: almeno avessi reindirizzato a qualcosa di ameno...
    p.p.s.: e se tutti quelli bravi decidessero di mollare (e in quel modo)...



25 settembre 2009

Codice Feltri

...Formigli è stato bravo a chiedere a Feltri le cose che non gli chiedevanessuno, e Feltri è come Nixon del film, o come Al Capone: perpresunzione e machismo non si sottrae, e un giorno la dirà così grossache si metterà nei guai...
    Ecco, a me viene in mente anche questo :



23 settembre 2009

C'è da fare!

    E conosco almeno tre persone che potrebbero profondere virtute e canoscenza (cit) oltre che il loro impegno ardimentoso (cit) nell' impresa.  A loro chiedo ufficialmente e pubblicamente di provarci.
    [via Wittgenstein]



21 agosto 2009

Le parole dette (male)

    Dopo avere preso del coglione dal Papi visto che appartenevo (e ancora appartengo) alla schiera di coloro che non votavano per lui, oggi mi ritrovo a chiedermi se faccio parte della schiera dei «...babbioni ipocriti che probabilmente avranno il Fatto come loro quotidiano di riferimento....», giacchè appartengo alla schiera di chi ne ha gia sottoscritto l'abbonamento sulla fiducia.
    Ora, io sono uno al quale si può fare o dire (circa, quasi) di tutto.  A me; se però qualcuno tocca mia moglie, mia figlia, i miei genitori o i miei suoceri, divento un bel po' scomodo.  E' successo. Sta succedendo. Forse succederà.  Amo con tutta la mia forza queste persone e chi tocca i fili...  Salvo che non mi si dimostri che la toccata era meritata e allora mille scuse.  Non riesco ad amare nessuno più della verità: anzi (qualcuno sicuramente lo avrà già scitto meglio) sono convinto che solo nella verità si possa coltivare e alimentare quel sentimento.  Non è un vanto; forse è un limite, ma tant'è.
    Avendo doverosamente esposto quanto sopra e avendo ben chiaro che non siamo mica tutti uguali nelle reazioni e nei sentimenti e avendo già (soffrendone) affrontato la questione, resta una domanda: "Cazzo c'entrano i lettori di un giornale col fatto che ti sta sulle palle una delle sue firme?".
    Continuiamo a farci del male!



7 luglio 2009

Prima di nanna

    E' quasi tardi, sono sveglio praticamente dalle 4 di ieri mattina (l'insonnia... càpita...).
    Quello che volevo dire maleducatamente sulle nuove ingerenze del Vaticano lo ha detto educatamente (pure troppo....) Luca Sofri.
    Sono riuscito a usare di straforo un pc della ditta dove scarico è ho scoperto il redivivo (stavamo in pensiero, se ne sentiva proprio la mancanza) Filippo Facci che ha partorito una nuova intemerata reazionaria, intelligentemente ed educatamente smontata sia da Guido Scorza che da Alessandro Gilioli. Nei commenti sono anche riuscito a scrivere qualcosa per metà vero (la prima metà) e per metà ironico (la seconda metà).
    C'è molta, moltissima carne al fuoco su l'antefatto (Tinti e Colombo).
    C'è la meravigliosa notitzia della pagina pubblicitaria in crowdsourcing comprata su La Repubblica. E mi ero completamente perso l'iniziativa (mi sa che devo riconsiderare le mie idee su Facebook)
    C'è papà che ha scritto una cosa meravigliosa.
    C'è un sacco di altra roba che di sicuro mi sto perdendo.
    Ma adesso è tardi.  Buonanotte.



16 giugno 2009

Psicosomaro

    Ma è mai possibile che è da ieri sera che mi sento una chiavica perchè uno che stimo si incazza con un altro che stimo (e che oggi - poteva mai esimersi?- gli ha risposto)?
    Che tristezza quando due a cui vuoi un bene dell'anima si scontrano.... E con quanta grinta!



5 giugno 2009

Condivido, pubblico e mi chiedo....

IL RISCHIO DEL NON VOTO

UNA delle incognite di queste elezioni è l' astensionismo di sinistra. Lo spettacolo, annoso e dannoso, delle lotte intestine tra dirigenti sempre più anziani e sempre più narcisi; e la presenza nel Pd di una componente clericale (che non è sinonimo di cattolica) che boicotta in partenza ogni riforma laica sembrano, tra i tanti, i due elementi più respingenti. Così respingenti da rischiare di mettere in ombra perfino le evidenti conseguenze che l' astensione avrebbe sulla scena politica: rafforzare ulteriormente il centrodestra. Nelle discussioni tra amici, nelle lettere ai giornali, impressiona la natura "nuova" di questi aspiranti astensionisti. In larga parte non appartengono all' area da sempre irrequieta del radicalismo ideologicoo dell' antipolitica. Si tratta in molti casi di militanti di lungo corso della sinistra storica, profondamente partecipi della vita sociale, gente di sindacato, di partito, di primarie, di assemblee di quartiere, a suo agio nelle faccende pubbliche. Il tono, più che disgustato, è stremato: scusate, ma non ce la faccio più. Oppure si tratta di giovani che si sentono drasticamente esclusi dal discorso pubblico, e ne traggono l' altrettanto drastica conseguenza di rispondere per le rime: voi non vi occupate di me, io non mi occupo di voi. Alle persone della mia formazione politica e della mia generazione, l' astensionismo è sempre parso una diserzione imperdonabile. Oggi mi sembra soprattutto un disperato gesto politico, nella speranza di staccare la spina a questa sinistra, e soprattutto alla nomenklatura di questa sinistra, per far rinascere finalmente altro, e altri. Ma con altrettanta onestà voglio spiegare, da cittadino, perché ho deciso di andare a votare, mettendo da parte dubbi e perplessità. E perché considero un errore (un errore, non una colpa) non farlo. Il potere smisurato e quasi senza argini di Berlusconi è una ragione assolutamente ovvia e stradetta, ma non per questo meno evidente, e grave. Una sinistra ulteriormente indebolita (il Pd prima di tutto, ma anche le altre liste di opposizione) confermerebbe lui, e la sua folta claque, nella presunzione di poter fare finalmente e definitivamente da soli. E senza più impicci. Già parla "in nome del popolo" e "in nome degli italiani": come dirgli "ma non in mio nome" senza andare a votare per l' opposizione, e a fare numero? Ma accanto a questa ragione, urgente ma tutto sommato contingente (Berlusconi è solo una lunga parentesi di una storia molto più lunga e importante di lui), nella decisione di andare comunque a votare pesa una concezione radicata non solo e non tanto della politica, quanto della persona-cittadino. Per dirla in parole molto semplici, autoriferite per comodità, non riesco a immaginarmi non votante senza sentirmi in disaccordo con me stesso. Non dico in colpa: i sensi di colpa non portano mai lontano. Dico in disaccordo con me stesso. In questo stato d' animo conterà certo qualcosa il "richiamo della foresta": se si passa una vita intera a considerare il voto come un diritto-dovere (così, del resto, lo definisce la Costituzione), non è facile passare davanti a un seggio elettorale voltando la testa dall' altra parte. Ma conta, più di tutto, il fatto che nell' astensione percepisco un elemento di platealità (mi si nota di più se non vado...) che si incastra perfettamente nell' eccesso di emotività nazionale. Votare, almeno per me, è un gesto umile e razionale. Significa, lo dico brutalmente, accettare di far parte di una mediocrità collettiva (la democrazia è anche questo) piuttosto che di un' eccellenza appartata. Votare significa accettare i limiti non solo di un partito e dei suoi candidati, ma anche i propri. Il non voto è una specie di "voto in purezza", un gesto estetico e sentimentale che antepone l' integrità dell' io alla contaminazione del noi. L' astensionista menefreghista (quello che una volta si chiamava qualunquista) è uno che non si immischia, l' astensionista nobilee deluso di oggi è uno che non si mischia: cerca di salvare se stesso, la propria coscienza, la propria coerenza, levandoli dal tavolo di gioco e portandoseli a casa. Se è il narcisismo la colpa che, giustamente, si imputa ai dirigenti della sinistra e del centrosinistra, specie i post-comunisti, l' astensionista sappia che rischia di peccare anch' egli di narcisismo. Aiuta e serve solo se stesso, lasciando in mani altrui la precaria, vischiosa materia dell' identità collettiva. Questa sinistra, queste sinistre, sono anche il prodotto delle nostre idee (quelle giuste e quelle sbagliate) e delle nostre vite. I loro pregi e i loro difetti assomigliano molti ai nostri. Aggiungere alla lista dei difetti la rinuncia astensionista, e sottrarre a quella dei pregi l' umiltà dell' impegno pubblico, non aiuta di certo a migliorare il bilancio: della sinistra e delle persone di sinistra. - MICHELE SERRA

    D'accordo su tutta la linea.  L'avevo pensato uguale ma lui lo ha scritto meravigliosamente bene.  E mi chiedo: per chi stracazzo voto?
    E poi, non bastasse, c'è anche quest'altra:

Per chi vota la Provincia

La Stampa - 04 Giugno 2009

Il ministro Brunetta ha promesso che le Province, enti inutili per antonomasia e perciò immortali, scompariranno dopo le elezioni per trasformarsi in organi consultivi, composti dai sindaci delle città. Non dubitiamo della buona fede di Brunetta. Ma poiché ci fidiamo pochissimo di quella dei suoi colleghi, vorremmo venirgli incontro con l’unica arma a nostra disposizione: il voto. Non è assurdo eleggere un carrozzone che il governo stesso intende spazzar via un attimo dopo? Meglio portarsi avanti col programma: la riforma da tutti agognata può essere realizzata dai cittadini nelle urne. Basterebbe non ritirare la scheda gialla delle elezioni provinciali. Se l’astensionismo sfondasse il muro del 50%, il segnale di ripulsa sarebbe così forte che persino le orecchie otturate della politica sarebbero costrette ad ascoltarlo. Non al punto da procedere al disboscamento di volontà propria, ma abbastanza per non opporsi al forcing dei brunettiani.

Il voto di domenica sarà un test indicativo. Non per la politica. Per noi. Per capire se siamo ancora e sempre l’Italia lagnosa e addormentata che contesta la Casta e chiede favori alla Casta, che s’indigna per lo spreco rappresentato dalle Province e si mette mollemente in fila per votare le Province, che scrive ai giornali per lamentarsi dei troppi articoli dedicati a Noemi e sui giornali divora soprattutto gli articoli dedicati a Noemi. Qualche milione di schede gialle gettate nel cestino sarebbe un segnale di coerenza che mi restituirebbe un po’ di ottimismo sulla schiena dritta degli italiani. Temo che lunedì mi verrà la sciatalgia. MASSIMO GRAMELLINI
    E poi ci si mette pue Luca Sofri su Wittgenstein:

Non è tempo

Ho scritto altre volte di come consideri legittimo l’astensionismo al voto e sacrosanto il diritto di non votare a ragion veduta. Io l’ho praticato altre volte, anche se non è il caso quest’anno, quando ho finalmente qualcuno di cui mi fido nelle liste.
Ma una cosa che in altre occasioni mi avrebbe definitivamente convinto all’astensione è il seguente passaggio ricattatorio e ipocrita della lettera diffusa ieri da Romano Prodi.

Non è tempo né di astensioni né di sofisticate distinzioni

Vorrei sapere quando mai lo sia stato: vorrei ricordarmi una sola sofisticata distinzione mai praticata dalla sinistra italiana in campagna elettorale

update: oggi sull’astensione scrivono Gramellini e Serra, in prima pagina di Stampa e Repubblica. Gramellini auspica una grande astensione alle “inutili” provinciali. Serra fa rispettose obiezioni agli astensionisti con un argomento efficace, ma ribaltabile. Lui dice che astenersi è un gesto egocentrico, quasi un “mi si nota di più”, un rifiuto di partecipare per attaccamento a se stessi. E credo che abbia in parte ragione. Ma credo anche che l’attaccamento alle proprie ragioni, al non fare cose che si pensano sbagliate, all’integrità e correttezza delle proprie scelte, siano criteri egocentrici apprezzabili. Credo sia giusto pretendere un livello minimo di corrispondenza con le proprie idee per appoggiare qualcuno, dargli il proprio aiuto e condivisione. Immagino un’elezione in cui si presentino solo il PdL e la Lega: sarei un vanitoso egocentrico se decidessi di non votare?


    Signori, vi voglio un bene dell'anima, ma che casino....


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L'ALBATRO Sovente, per diletto, i marinai catturano degli albatri, grandi uccelli marini che seguono, indolenti compagni di viaggio, il bastimento scivolante sopra gli abissi amari. Appena li hanno deposti sulle tavole, questi re dell'azzurro, goffi e vergognosi, miseramente trascinano ai loro fianchi le grandi, candide ali, quasi fossero remi. Com'è intrigato, incapace, questo viaggiatore alato! Lui, poco addietro così bello, com'è brutto e ridicolo. Qualcuno irrita il suo becco con una pipa mentre un altro, zoppicando, mima l'infermo che prima volava. E il Poeta, che è avvezzo alle tempeste e ride dell'arciere, assomiglia in tutto al principe delle nubi: esiliato in terra, fra gli scherni, non può per le sue ali di gigante avanzare di un passo. Charles Baudelaire - I fiori del male


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