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19 gennaio 2010

L'imprenditoria dell'ammore/2

    Come scritto ieri: "mi sa che segue".
    Forse turbati dalle intimidazioni e/o minacce subite e/o ricevute, alcuni dipendenti si stanno ammalando rendendo alquanto complessa la riorganizzazione dei turni già non proprio semplicissima viste le drastiche riduzioni di personale operate.
    Per ora non è esattamente un Aventino ma promette bene.
    Mi sa che segue....
    Stay tuned.


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permalink | inviato da albatro reloaded il 19/1/2010 alle 22:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


18 gennaio 2010

L'imprenditoria dell'ammore

    Si prenda una azienda del settore ceramico sulla piazza da almeno trent'anni.
    Si tenga ben presente che produce "made in italy" particolarmente di nicchia e che tendenzialmente, per quei prodotti, la crisi non esiste.
    La si mandi, vai a capire come e perchè, in vacca senza dimenticare di "piantare chiodi" tra i fornitori e i dipendenti tipo che i tfr ancora li stanno aspettando.
    Si cominci a fare giochetti tipo scatole cinesi.  Mandandola ancora più in vacca.  E piantando qualche altro chiodo in giro.
    Si faccia un bel giro di valzer col tribunale sotto concordato.
    Si "chieda" ai dipendenti (ridotti in due anni da circa trecento a una settantina scarsa) di compartecipare (con soldi veri) alla suddetta azienda (o quel che ne è rimasto) che si vuol trasformare in cooperativa.
    Si provveda a intimidire i dipendenti che si dichiarano apertamente contrari all'ipotesi cooperativa e direttamente a minacciare quelli che si dichiarano favorevoli a condizione che l'attuale proprietà sparisca dal nuovo assetto societario.
    ...Mi sa che segue...


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permalink | inviato da albatro reloaded il 18/1/2010 alle 23:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


9 dicembre 2009

Attendono istruzioni

    Giusto per capirsi subito; da Wikipedia:
Per sciopero si intende l'astensione collettiva dal lavoro di lavoratori dipendenti allo scopo di rivendicare diritti, per motivi salariali, per protesta o per solidarietà.
    Ora, se il tuo datore di lavoro non ti da ascolto o soddisafzione o non è abbastanza bravo e svelto a farti cornuto e contento, o, stavolta, non ne ha proprio voglia, tu lavoratore dipendente, giustamente, scioperi. Così quello, vedendosi toccare il suo irrinunciabile guadagno (chè il tuo è rinunciabile, fidati), finalmente ti caga.  Poi magari riesce a farti cornuto e contento comunque, ma questa è un'altra storia.
    Detto questo, un piccolo passo indietro nel tempo. Cinque anni fa', trasportavo caseari e relative materie prime e, spesso, scaricavo in uno stabilimento dove i dipendenti non facevano mai straordinario.  Un giorno mi accorgo che stavano facendo straordinario e per curiosità mi informai come mai.  Mi risposero che, visto lo sciopero previsto per l'indomani, facevano quattro ore in più oggi e quattro ore in più dopodomani, "così la produzione non ne risente".  Testuale.  Provai a spiegargli che così facevano un favore all'azienda contro cui protestavano, visto che otto ore di straordinario costavano comunque meno delle otto ore ordinarie della giornata di sciopero e che, se non incidi sulla produzione, all'azienda non crei alcun disagio.  Mi risposero, almeno in cinque, che il sindacato aveva deciso così e che non volevano correre il rischio di fare incazzare l'azienda.  Impietoso, mi complimentai per l'ignavia e continuai a male parole.
    Torniamo ai giorni nostri.  Venerdì sera, con la testa già a Roma, mi chiama il capo e mi dice che Lunedì, alla Marazzi (dove carichiamo per i clienti per cui trasportiamo) ci saranno i picchetti e non si potrà caricare.  Visto che il lavoro me lo gestisco io, valuto la situazione e, dopo che comunque avevo fatto la mia giornata, sono tornato a lavorare per cercare di limitare i danni al cliente derivanti dalla mancanza di materie prime: in pratica, faccio quella notte una parte del lavoro previsto per il lunedì successivo.  Sabato a Roma, Domenica non si lavora, e arriviamo a Lunedì: i picchetti, in effetti ci sono.  Verso le 18 mi chiama il capo dello stabilimento in questione e mi dice che i picchetti "sono andati via" e che posso andare a caricare quando voglio.  Segue notte tra Lunedì e Martedì (festivo, auguri mamma) a lavorare.  Alle 4 del mattino sto per uscire dallo stabilimento con l'ultimo (finalmente) carico e mi viene incontro uno degli "scioperanti" che mi dice di sbrigarmi che stanno per ricominciare a picchettare, se no poi non mi possono fare più uscire.  Si vede che avevo la faccia di quello-che-usciva-comunque™ e si è affrettato a chiarire che non c'era poi tanta fretta.  Al che, impietosito da tanta gentilezza, gli chiedo se quella protesta l'ha organizzata Ciccio di Nonna Papera, visto che ha creato disagio solo a noi trasportatori che, peralatro, siam già capacissimi di disagiarci per conto nostro e da soli.  Si vede che non ero abbastanza chiaro (sarà stata la stanchezza...) e gli ho spiegato che dentro lo stabilimento picchettato c'era abbastanza materie prime stoccate da andare avanti altri tre giorni per cui non han fermato un bel niente, che se blocchi per due turni, noialtri siam costretti, girando di notte, a recuperare e che le ceramiche clienti, avendo la scorta, non si sono nemmeno accorte della loro protesta.  Insomma, ho cercato di fargli capire che, se vuoi attirare l'attenzione del datore di lavoro, bisogna che danneggi lui e non i camionari.  Ho cercato: non so se ci son riuscito.  Anzi, penso di no visto che pure questi altri, come quelli di cinque anni fa', avevano ricevuto istruzioni dal sindacato.  L'ho salutato dicendogli che potevano pure tornarsene a casa visto che, essendo l'Immacolata, i camion non girano e se ne riparlava Mercoledì (oggi, ndr).
    E veniamo ad oggi: niente picchetti.   E allora ditelo. Che siete degli impiastri.
    Se a qualcuno interessa, qui la parte ufficiale della storia (forse).
    Chiudo con una preghiera per i tanti Ciccio di Nonna Papera travestiti da rsu, rsa o quel cavolo che vi pare: sveglia, maledizione, sveglia; che qui ci si fanno con tutti i calzoni!  Ci vorrà mica la zingara per capire che se vuoi far danno alla ditta bisogna che ci dai dentro sul serio?  Se quella lavora h24, tu la blocchi h24 se no stai a casa che fai più figura.  Se quella sta ferma, paga delle penali da panico ai clienti non riforniti e allora vedrai che il datore di lavoro ti caga.  O ti da' fuoco, dipende.  Però, penso che il gioco valga la candela.  O preferisci perdere comunque il lavoro senza manco provarci, però sul serio, a lottare?



29 novembre 2009

Tutti insieme spaventosamente

    Il cliente A chiede la cigs per due anni a partire dalla fine di Gennaio 2010 e comunque ha già ridotto a un terzo (scarso) la produzione negli ultimi due anni,  il cliente B rifornisce di gres porcellanato fine di stralusso soprattutto Dubai e laggiù le cose buttano maluccio (pare).  I clienti C, D, E, F e G hanno i piazzali pieni di prodotto finito che nessuno, per ora, compra e fanno sforzi di fantasia per inventarsi lo spazio per quello che ancora continuano a produrre (per quanto ancora?).  I clienti H, I e J hanno proprio chiuso nel giro dell'ultimo anno e gli stiamo portando via un po' di macchinari e parti di impianti che via via vanno smantelando (con moooolta calma).  I vari posti in cui andiamo a caricare o scaricare in nome e per conto dei nostri clienti, conseguentemente navigano a vista (e spesso nella merda).  Ora salta fuori, a sorpresa, che pure il gruppo Marazzi chiede la cigs per tutti i dipendenti dopo che aveva comunque già deciso per la chiusura di due stabilimenti (350 dipendenti).  Tutti i suddetti (e la ditta di trasporti per cui lavoro) già da almeno un anno hanno fatto ricorso alla cigo ed è una minima parte (rappresentativa, crdetemi) dell'enorme casino in cui sta sprofondando il settore della produzione ceramica da Sassuolo a Imola e Faenza.  Tenendo anche presente che tutto l'indotto, che siano piccole officine dedite alla lavorazione del prodotto finito (levigatura, lappatura, taglio, decorazione e simili) o alla preparazione e manutenzione di attrezzature e macchinari (stampi, linee, robots), che siano trasportatori più o meno piccoli (e la maggior parte sono padroncini che si guidano il loro camion), che siano consulenti, rappresentanti o commerciali, non ha accesso ad alcun tipo di ammortizzatori sociali.
    Spero di sbagliarmi, spero di vedere male, ma l'impressione, dalla cabina del bilico che guido, è che qui sta per saltare tutto per aria e che, più di qualcuno, ci sta pure marciando gaglioffamente.  Poi andremo sui tetti, poi (se qualcuno non l'ha già fatto) ci ribattezzerano come "la roof generation" che in inglisc fa figo, poi arriverà magari pure Annozero e quello spettacolo di giornalista che è Corrado Formigli, magari, scoprirà e dimostrerà che qualcuno sta confezionando porcate all'igrosso, ma la sostanza è che qui stiamo chiudendo.  Il comprensorio delle ceramiche, sta chiudendo.  Diecimila, cinquantamila famiglie?  Comunque un'enormità, tutta bella stipata in pochi chilometri quadri tra Sassuolo, Fiorano, Castellarano, Casalgrande, Viano e poco altro: sai che botto?!
    Se non si costruisce o ristruttura, daltronde, le piastrelle a chi le vendi?  Se poi le materie prime, in zona, sono esaurite ormai da anni e le devi fare arrivare da altrove nel mondo (e infatti arriva tutto o quasi al porto di Ravenna) e magari in quell'altrove nel mondo hanno imparato (glielo abbiamo insegnanto, che volpi) a farle pure loro, le piastrelle, quello che ti resta è la qualità, l'esperienza, il made in italy.  Se non te lo perdi per strada con le gaglioffate e i giochetti da alta finanza (si fa per dire...).
    Spero di sbagliarmi davvero....



24 luglio 2009

Si naviga a vista

    Ovvero, finchè la barca va... può anche essere che non affonda... forse.
    E' passata una settimana da quando, la sergente di ferro che siede al posto di comando della ditta per cui lavoro, avendo chiuso con due settimane di anticipo sul previsto (...è la crisi, bellezza) la ceramica presso cui sono "distaccato", mi ha detto che facevo una settimana di cassa integrazione (la seconda, prevista) e che ci saremmo sentiti venerdì per la settimana successiva.  Venerdì è arrivato e ci siam sentiti (ho chiamato) ed è "a posto".  Bene, ferie! Fin quando? Mah, "ci sentiamo".  Posso andare dai miei in Puglia o pensa di aver bisogno? Mah, io direi che non c'è problema, tanto di autisti a disposizione ne ho.... Vabbè, capa, se ha bisogno, il telefono è sempre acceso, mi bastano 24 ore di preavviso e sono qua.  Si, si, ma stai tranquillo.  Ok, arrivederci, buone ferie! Eh, he, he... anche a te!
    Tranquillo un cazzo! Buone ferie una sega!  Ma tant'è. E grazie tante che sono ancora a libro paga insieme a tutti e (circa) trenta gli altri colleghi.  Intanto radio ditta sussurra di un paio di nuovi servizi in arrivo (quando? come? chi? Boh....).  Le chiacchiere stanno, però a zero e i fatti sono altri.
    Tipo che la sergente di ferro, fino a qualche mese fa', non ha mai perso un colpo e sempre, cazzutamente sempre, sapeva tenere la rotta; ora la vedo un tantino disorientata.
    Tipo che, se io "benestante" italiano, causa crisi (psicologica una fava, che fino all'anno scorso per due settimane di ferie estive c'era da litigare con la sergente di ferro, Dio la conservi cazzuta) non mi arrischio a spendere nemmeno parte dei miei pochi risparmi per una vacanza e al massimo vado a trovare i genitori e i suoceri in meridione, i miei colleghi immigrati che se la passano decisamente peggio, evitano alla stessa meniera di spendere per andare in nord Africa o in est Europa e se ne stanno a casetta e se serve vanno a lavorare, se no, ciccia.  E sono contento di me quando il primo pensiero è stato: buon per loro che ne han più bisogno di me. Il secondo è stato che è uno schifo per tutti quanti, intra o extra comunitari che siamo.
    Tipo anche che, non avendo maturato abbastanza ferie dopo che a Natale, per la prima volta in quasi quindici anni di lavoro, le avevo consumate tutte, se la ditta chiude (psicologicamente, s'intende...) me le sto pagando da solo con i tfr... meraviglioso! Psicologicamente meraviglioso!
    Vabbè, staremo a vedere. Anche se non credo di riuscire a fare l'italiano che va in ferie spensierato.... mai stato capace.
    La cosa buona è che, in ferie leggo (anche) libri. Uno è già in cantiere, domani vado a fare un giro in libreria e poi c'è l'immensa biblioteca di papà....
    Buone ferie...


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permalink | inviato da albatro reloaded il 24/7/2009 alle 19:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


2 giugno 2009

E se domani

    A Palermo, in una settimana, sono rimasti sepolti dai rifiuti.  Una settimana di sciopero bianco da parte del personale addetto alla raccolta della munnezza.
    Sciopero bianco: lavorare solo ed esclusivamente nel solco del dettato contrattuale, rispettando alla lettera diritti e doveri.  Insomma, si scrive sciopero bianco e si legge rispettare la legge (statuto dei lavoratori, 626 e tutto l'armamentario legislativo e regolamentare relativo).  Ci si presenta regolarmente a lavorare, si timbra, e si lavora se possibile.  Mancano le attrezzature necessarie e prescritte?  Mancano le condizioni di sicurezza necessarie e prescritte?  Anzichè, all'italiana, arrangiarsi, abbozzare, volersi bene, venirsi incontro: ciccia!  Caro egregio signor datore di lavoro: siamo impossibilitati a svolgere le nostre mansioni; vorremmo davvero tanto, prova ne sia il fatto che, fino a ieri, le abbiamo svolte al di la di ogni possibile ostacolo e buon senso e magari andandoci a comprare a nostre spese i "ferri del mestiere".    Da oggi, caro egregio signor datore di lavoro, visto anche che la crisi picchia duro pure sui nostri stipendi, quello che le spetta le spetta e quello che ci spetta ci spetta. Come Ella ben sa, anche se dimostra costantemente ed ostinatamente il contrario (forse ha paura di doverci pagare di più ammettendo l'evidenza?), non certamente tutti ma buona parte di noi lavora sodo e con diligenza, magari non capiamo un cazzo, ma se ci viene detto cosa fare, stia pur tranqullo (e glielo abbiamo sempre dimostrato coi fatti) che i risultati arrivano.  Come dice?  Non ci sta dentro con le spese? Il suv e la villa e le vacanze e i puttanoni (che tanto, sbavando, le invidiamo) costano cari, ma non è che glielo ha prescritto il medico di fare l'imprenditore: se le cose vano bene noi si "tira" lo stipendio e lei parecchio di più; se le cose vanno male, noi in cassa integrazione (chi ce l'ha, se no a casa) e lei fallisce!  Un maggior guadagno per lei in cambio di maggiori rischi: è dura lo sappiamo, ma si chiama mercato e rischio di impresa.  Non è che se le va bene allora tu capo noi dipendenti e se le va male tutti soci in compartecipazione. 
    Non li fraintenda, caro egregio signor datore di lavoro (e, per me, mai "padrone"), qua non si scrive di comunismo o socialismo.  Qui scrive uno che ha dei sogni.  Ma so benissimo che resteranno tali perchè ci sarà sempre il dipendente che si andrà a comprare i "ferri" del mestiere  o che abbozzerà (rischiando, spesso, anche la pelle) pur di avere "l'onore" di poter lavorare.  Ormai, si sa, siete tutti "donatori di lavoro" e se non va bene qui, si può sempre delocalizzare, vero?  Qui scrive uno che non ha tessere sindacali in tasca perchè di connivenze tra quelli come lei e i sindacati ne ha viste troppe.  Qui scrive uno che se gli dici «non sei pagato per pensare», ridendoti educatamente in faccia ti risponderà «se lei mi pagasse per pensare, dovrebbe darmi almeno venti volte di più, quindi, stia tranquillo: non c'è pericolo».  Qui scrive uno che ha trovato la disperatissima quadra che gli permette di andare avanti senza dare fuoco (metaforicamente, si intende) al suo suv, alla sua villa, ai suoi puttanoi e pure a lei.
    Stia a sentire, le piace?  Io lavoro e tu mi paghi; io non lavoro e tu non mi paghi; tu mi pagi e io lavoro; tu non mi paghi e io non lavoro.  Semplice, lineare, piana: le piace?  Non l'ha capita? Ci avrei giurato....  



21 aprile 2009

La culla, il mouse e la tastiera

    Per gli "scarti di mescole ceramiche non sottoposte a trattamento termico" (tradotto: mattonelle non ancora cotte e buttate via) serve il formulario: un modulo che accompagna la bolla che accompagna la merce trasportata quando è un qualsiasi tipo di rifiuto. Vado in ufficio. La ragazza che si occupa della suddetta scartoffia è simpatica, gentile, rapida, efficiente. Si mette al computer, compila la bolla, compila il formulario. Timbriamo, firmiamo, tiene le sue copie, tengo le mie. Ciao, ciao. Buona giornata. Buon fine settimana...
    Tempo fa notai che faceva a botte col mouse, prendendole. Da vecchio appassionato di pc feci la "magia": ai suoi occhi dovette essere proprio una magia, a me, prosaicamente, bastò aprire lo sportelino, tirare fuori la pallina, pulire i cilindretti e rimettere tutto a posto. Niente di che, se sai come funziona un mouse.
    Ieri faceva a botte con la tastiera, prendendole. "Prova a schiacciare quel tasto la" le ho detto timidamente e sforzandomi di essere il più neutro possibile. Lei si è fidata e ha eseguito. Magia! Quel bel programma della mutua che risponde al nome di AS400 è tornato ubbidientemente ad accettare le istruzioni dalla tastiera. Lei, sorridendo e con aria (fintamente?) frustrata:
        "E allora dillo che sei un genio del computer"
        "A parte che non è vero, ma anche se fosse che facciamo? Vieni tu a guidare il camion al posto mio?"
        "No...." sorridendo.
    Nel frattempo le scartoffie son pronte: è rapida, efficiente. Solo un difetto: è la figlia del proprietario.
    Nascere nella culla giusta, aiuta. Nascere nella ditta del papi, semplifica notevolmente.
    Timbriamo, firmiamo, tiene le sue copie, tengo le mie. Ciao, ciao. Buona giornata. Buon fine settimana...


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permalink | inviato da albatro reloaded il 21/4/2009 alle 23:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

sfoglia     dicembre        giugno

L'ALBATRO Sovente, per diletto, i marinai catturano degli albatri, grandi uccelli marini che seguono, indolenti compagni di viaggio, il bastimento scivolante sopra gli abissi amari. Appena li hanno deposti sulle tavole, questi re dell'azzurro, goffi e vergognosi, miseramente trascinano ai loro fianchi le grandi, candide ali, quasi fossero remi. Com'è intrigato, incapace, questo viaggiatore alato! Lui, poco addietro così bello, com'è brutto e ridicolo. Qualcuno irrita il suo becco con una pipa mentre un altro, zoppicando, mima l'infermo che prima volava. E il Poeta, che è avvezzo alle tempeste e ride dell'arciere, assomiglia in tutto al principe delle nubi: esiliato in terra, fra gli scherni, non può per le sue ali di gigante avanzare di un passo. Charles Baudelaire - I fiori del male


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