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19 gennaio 2010

E noi paghiamo

    «... dovremmo avere il coraggio di dire che le tasse sono una cosa bellissima.
È un modo civilissimo di contribuire insieme al pagamento di beni indispensabili come la sicurezza, come la tutela dell'ambiente [...] »
Tommaso Padoa Schioppa, 7 Ottobre 2007 durante la trasmissione "in mezz'ora"
   
    Sulla seconda parte sono completamente d'accordo (sulla prima, de gustibus).
    Ora, visto che ci toccherà lavorare per 173 giorni del 2010 pro fisco contro i 172 del 2009 o, se preferite (preferite?) 4 ore al giorno per tutto l'anno e visto che i suddetti (e non solo quelli) beni indispensabili lasciano alquanto a desiderare, sono affatto lieto di segnalare un articolo uscito su "L'Espresso" del 13 Gennaio 2010 (è ancora in edicola).   
    "Silvio, quanto ci costi" di Primo Di Nicola.
    Cosi, giusto per condividere un po' di spappolamento di fegato.
    Enjoy...



8 gennaio 2010

Grazie, signori

    Stavo giusto chiedendomi se lo sfogo dei più disperati tra i disperati non fosse il preludio di ciò a cui stiamo andando incontro.  Mi son risposto sconsolato che a noi Italiani va sempre tutto bene così come è: si sa che siamo i maestri indiscussi del tirare a campare; panem et circenses e via, verso nuovi orizzonti della smemoratezza e dell'oblio.
    Loro, che invece hanno tutto da perdere (si, è pochissimo e perciò ancora più prezioso!), che invece sanno in partenza di essere soli, che sanno di essere sconfitti in partenza, che sono abituati a tenere la testa bassa e ad essere invisibili, si incazzano e lo fanno sul serio.
    Maroni dice che è per troppa tolleranza: si, come no (vedasi post precedente sull'arrampicarsi sugli specchi, non prima di avere guardato come si chiama l'attuale legge che regola l'immigrazione e successivi "pacchetti").
    Poi, Roberto Saviano, iluminante come al solito.



16 dicembre 2009

E io pure



   

Io sto con Marco Travaglio, dalla parte dei fatti

    Contro Marco Travaglio è in atto un'aggressione violenta. A un cenno del capogruppo Pdl alla Camera, il piduista Fabrizio Cicchitto, che nel compilare la lista nera comprendente il Fatto, Santoro, Repubblica-Espresso, lo ha definito "terrorista mediatico", subito si è scatenata la canea televisiva. Da Porta a Porta, a Canale 5, a Omnibus il pestaggio di Marco si è sviluppato attraverso la falsificazione e la manipolazione di sue dichiarazioni rese dopo il ferimento di Berlusconi a Milano, in totale assenza di contraddittorio o con interventi tardivi quando ormai la scientifica azione diffamatoria era irrimediabile. I diffamatori e i picchiatori a libro paga sappiano che risponderemo colpo su colpo.
     A difesa della persona di Marco Travaglio a cui tutti i giornalisti del Fatto ribadiscono la loro più totale e affettuosa solidarietà. A difesa del suo diritto di fare giornalismo. A difesa dell'informazione e della democrazia di questo Paese, mai come oggi messa in pericolo dall'assalto dei nuovi squadristi.
Antonio Padellaro   



16 dicembre 2009

Condivido e pubblico

Solidarietà con Travaglio, il Fatto Quotidiano e il gruppo Repubblica-Espresso

Aderisci al testo di Paolo Flores d'Arcais in solidarietà con Marco Travaglio, il Fatto Quotidiano e il gruppo Repubblica-Espresso.

Le parole vili e sciagurate dell'on. Cicchitto

di Paolo Flores d'Arcais

    Facendosi vilmente scudo dell’immunità di casta, l’on. Cicchitto ha accusato Marco Travaglio, uno dei rari giornalisti-giornalisti ancora in piedi in questo paese, di essere un “terrorista mediatico”, e uno dei mandanti morali, insieme a “Il Fatto Quotidiano” e l’intero gruppo Repubblica-Espresso, dell’aggressione di uno psicolabile a Berlusconi.
    Con queste ignobili accuse il disonorevole Cicchitto ha fatto compiere alla maggioranza del malgoverno un ulteriore passo nell’imbarbarimento della lotta politica e nella campagna di odio contro la Costituzione repubblicana, le sue istituzioni, i cittadini che la difendono.
    Se ci abbassassimo alla mostruosa illogica del disonorevole Cicchitto, dovremmo accusarlo di “terrorismo parlamentare”. Cosa che non faremo. Il suo è solo piduismo, dispiegato e di regime.
    Siamo certi che chi nella maggioranza ha ancora un residuo di rispetto per i valori della democrazia liberale stigmatizzerà “senza se e senza ma” l’inqualificabile gesto che ha disonorato il parlamento italiano. Il resto è complicità.
(15 dicembre 2009)



15 dicembre 2009

Dell'odio e d'altre sciocchezze

    Siccome le parole hanno (avrebbero ancora) un senso, comincio (e che palle, sta diventando una necessità piuttosto fastidiosa) dalla definizione.  Da Wikizionario:
    odio  (Wikipedia approfondimento) m (pl: odii) sentimento di forte inimicizia nei confronti di qualcuno.
    Quindi, come evidentemente sospettavo, io Berlusconi non lo odio.  Né umanamente, né politicamente, né in nessun altro possibile senso.  Pensandoci bene, io non odio proprio nessuno.  Certo, non odiare non necessariamente implica amare.  Ci sono infinite sfumature tra quei due estremi: l'antipatia, il disprezzo, la disistima, il fastidio, l'affetto, la stima (...) e tra ogni grado ce ne sono probabilmente altri infiniti intermedi a seconda della sensibilità di ognuno. Poi c'è pure l'indifferenza che è la negazione di ogni altro possibile sentimento: se uno ti è indifferente, proprio non ce n'è; come due rette parallele, non c'è proprio possibilità di incontrarsi.
    Ecco, il signor Berlusconi Silvio mi è perfettamente indifferente, come la maggior parte degli abitanti del pianeta.  Qualcuno riesce ad essermi indifferente pur conoscendolo, gli altri non li conosco e pace; mi piacerebbe conoscerli tutti e vedere verso quanti riuscirei a restare indifferente ma questa è tutt'altra storia.  Ripeto, il signor Berlusconi Silvio non sono in grado di odiarlo (sarà un mio limite?): mi è indifferente.  Facciam parte di due mondi completamente diversi, lontani e incongruenti, per formazione, carattere, reddito, storia personale, generazione, nascita, censo, idee politiche e chissà quanto e cosa altro.  Poi, il fato può sempre metterci lo zampino e persino due rette all'apparenza così ineluttabilmente parallele potrebbero, a un tratto, convergere fino a toccarsi; ma anche questa sarebbe tutt'altra storia (e alquanto inverosimile oltreché improbabile).
    Il politico Berlusconi Silvio, naturalmente, non può essermi indifferente.  Visto che, da politico (e di quella stazza!) nonché da presidente del consiglio, si occupa anche della mia esistenza e di quelli che (quelli si) io amo (stimo, rispetto, mi sta simpatici, mi stanno antipatici....) mi informo su quello che fa e disfa e dice costruendomi la mia opinione su di lui.  E dalle opinioni nascono (credo sia fisiologico) i sentimenti.  Odio? Ma neanche per sogno.  Sono sempre stato estremamente critico con il suo operato, sono abbonato della prima ora al Fatto Quotidiano, apprezzo moltissimo Marco Travaglio e ciò che fa (il giornalista, maledizione! semplicemente il giornalista!) e, ogni lunedì, in questo blog pubblico il suo "Passaparola", spesso leggo La Repubblica e L'Unità e altrettanto spesso Il Giornale e Libero (che però potrebbero inventarsele meglio, almeno provare a renderle verosimili, le balle)  i link qui a sinistra la dicono lunga su ciò che penso del politico Berlusconi Silvio e del suo operato, penso che la libertà di espressione sia una risorsa fondamentale dell'umanità tutta,  questo stesso blog è nato dal bisogno di confrontarmi con chiunque passi di qua e voglia dire la sua comunque la pensi e dal bisogno di dire la mia visto che non mi sento per nulla rappresentato dalle forze politiche in campo (per usare un'espressione cara al nostro).
    Ebbene, nonostante quanto sopra, nonostante mi abbeveri alle "fabbriche dell'odio" dalle quali, evidentemente godendone, mi faccio quotidianamente sobillare, io, Giuseppe De Punzio, il politico Berlusconi Silvio proprio non lo odio. E manco i suoi sodali, alleati, leccaculi e reggipanza riesco a odiare.
    Direi piuttosto che mi procurano una sensazione di fastidio, lui e gli altri.  Come pestare una merda: magari talvolta bella grossa, diciamo di un elefante con la dissenteria; brutta roba, a prima vista ma poi mi laverei e via, che ci vuoi fare?  Bisogna pur continuare a stare al mondo e allora magari tutti i mammiferi proboscidati mi monterebbero sulle palle ma mica mi verrebe mai in mente di augurarmi la loro estinzione o di ammazzargi il capobranco!  E' "cosa di natura", no?  L'elefante, ancorché diarroico, ammolla in giro le sue boazze di dimesioni bibliche e a che serve odiarlo?  Lui caga, tu ti distrai e plaff...  Magari quest'altra volta fai un'altra strada che non intersechi il percorso dell'immane produttore di merde di dimensioni bibliche oppure provi a stabilire un contatto con il quadrupede proboscidato: una carezza, due noccioline, una decina di scatole di antipropulsivi....
    Già, solo che l'elefante mai si sognerebbe di accusarti di odiarlo perchè uno scimpanzè  è rimasto sommerso dalla sua boazza.  O anche il contrario: mai si sognerebbe di accusare lo scimpanzè di odiarlo perchè ci sei finito tu, sommerso nelle sue enormi deiezioni.  Peraltro, particolare non trascurabile, l'elefante manco si sogna di venirti a cagare sistematicamente davanti alla porta di casa o, chiaramente, sotto l'albero dove alloggia lo scimpanzè.  E non pensa che sei un coglione solo perchè gli preferisci gli scimpanzè (o qualsiasi altro animale). E non pensa che vuoi morto il suo capobranco solo perchè, dopo l'elefantiaco inzaccheramento ti sei un tantino alterato con il suo simile con (grossissimi) problemi intestinali.  E nemmeno per un momento si sognerà mai di tirare giù l'albero degli scimpanzè che ti stan tanto più simpatici di lui.  E non imporrà con la sua (enorme) forza a nessuno, uomo o scimpanzè che sia, cosa debba o non debba più fare,  cosa debba o non debba più dire, cosa debba o non debba più pensare, quale strada debba o non debba più percorrere...
    Solo che con l'elefante cagone, complice un'abbondante scorta di antipropulsivi, magari ci ragioni.  Con il politico Berlusconi Silvio e i suoi tracotanti alleati, complice la loro abbondantissima scorta di purganti, l'impresa pare impraticabile.
    Però resta il fatto che non provo odio per tutti loro.  Certo, se il pachiderma di cui sopra continuasse scientemente a murarmi di merda la porta di casa e mi dicesse pure che lo fa perchè un cretino con cui non ho mai avuto a che fare ha attentato al suo capobranco (a proposito, dove era finito il resto del branco mentre il cretino agiva?), beh, pur riuscendo serenamente a continuare a non odiarlo, posso altrettanto serenamente affermare (e promettere) che la specie dei pachidermi tutti comincerebbe serenamente a diventarmi antipatica.
    Se poi provasse a murare di merda anche la porta di qualcuno che stimo o che amo o a cui voglio bene o che mi è simpatico o che mi è indifferente (ma in quanto nuova vittima dell'elefantiaco merdaiolo, è molto probabile che susciterebbe immediata mia solidarietà) allora comincerei sicuramente a incazzarmi.
    Occhio, elefanti diarroici, non è nemmeno probabile che io vi possa odiare, ma non venite a cercarmi: è garantito che mi troverete.
    Non mi piaciuto nemmeno un po' ciò che ha fatto Massimo Tartaglia, mai avrei voluto accadesse e mai più vorrei che accada ad alcuno.  Però, signori e signore  e politici berlusconi, la canea che state strumentalmente scatenando contro tutto e tutti coloro che dissentono dal vostro operato e dalle vostre idee (qualora ce ne siano e, se ce ne sono, vediamole!), fà semplicemente schifo.  Non so se e quante persone la possano pensare come me ma non odiare non significa essere disponibile a farsi prevaricare.  Cito qui un esempio per tutti ma è solo un esempio, uno dei tanti.  Cicchitto, per dire, oggi ha detto, se possibile, anche di peggio:
    La consigliera provinciale della Lega Nord Francesca Carlotti scrive testualmente nella sua pagina su Facebook, in Internet, che bisogna mandare in galera Di Pietro, Travaglio, Santoro e i giornalisti di Repubblica e dell'Unità. Un suo interlocutore risponde compiaciuto: 'Arriveremo alla guerra civile e tireremo un po' di botte a quei democratici partigiani'. Campanelli d'allarme del clima che si sta diffondendo.
 
    Ecco, senza odio ma a brigante, brigante e mezzo.



18 novembre 2009

Contrappello

    SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.
    Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l'unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia.
    Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E' una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.
ROBERTO SAVIANO
    "Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo." (Voltaire).
    Ciò premesso, amatissimo Saviano e stimatissimi firmatari, spiacente ma questo proprio non ci riesco a firmarlo.
    Berlusconi fa, per la diciannovesima volta, i suoi squisitissimi cazzi e, chiedo perdono se proprio non ci arrivo, trovo che sia una contraddizione in termini appellarsi proprio a lui.
    Provo a spiegare. Se faccio un appello agisco almeno su due fronti: da un lato chiedo appoggio a quanti la pensano come me e cerco di fare massa per far pesare il più possibile le motivazioni che esprimo o, semplicemente, mi faccio interprete (per sensibilità, capacità, autorevolezza, visibilità) di un sentire comune già ampiamente diffuso e mi sembra proprio il caso in questione; dall'altro scelgo qualcuno a cui indirizzare le istanze che l'appello veicola e che possa attivarsi per dar corso, e magari soluzione, a quelle istanze.  Ecco, mi pare che sul secondo fronte, in questo caso, l'indirizzo sia sbagliato.  Brutalmente: se vi stanno svaligiando casa, vi appellate ai ladri o chiedete aiuto altrove?
    Di conseguenza, pur turandomi il naso nell'essere costretto a cercare altri destinatari per potere aggiungere il mio nome - per contribuire a fare massa - ai tanti sdegnati dall'ennesimo schifo legislativo, pur dovendomelo turare ancora di più dopo avere visto a chi tocca rivolgersi (si, non è che li stimi poi granchè!), preferisco l'appello a Napolitano e Fini lanciato dalle pagine del Fatto Quotidiano:
    Presidente Napolitano. Presidente Fini. “Adesso basta” è il titolo che abbiamo stampato ieri sulla prima pagina del Fatto Quotidiano. Adesso basta è scritto sulle migliaia di messaggi che giungono al nostro giornale. Tutti indistintamente chiedono di mettere la parola fine allo scandalo che da quindici anni sta sfibrando l’Italia: la produzione incessante di leggi personali per garantire a Silvio Berlusconi la totale immunità e impunità in spregio alla più elementare idea di giustizia.
    Quello che rivolgiamo a voi che rappresentate la prima e la terza istituzione della Repubblica (sulla seconda, il presidente del Senato Schifani pensiamo di non poter contare) non è un appello ma una richiesta di ascolto che, siamo certi, non andrà delusa. Tutte quelle lettere, e-mail, fax esprimono una protesta e una speranza. Di protesta “contro l’arroganza di un Potere che sembra aver perso ogni senso della misura e anche quello del decoro ”, scrisse Indro Montanelli sulla Voce nel 1994, all’epoca del decreto Biondi. Fu il primo tentativo di colpo di spugna al quale ne sarebbero seguiti altri diciotto negli anni a seguire fino all’ultima vergogna chiamata “processo breve”. Allora la battaglia fu vinta.
    La redazione della Voce fu alluvionata di fax dei lettori disgustati, il decreto fu ritirato e il grande giornalista così rese omaggio allo spirito di lotta dei concittadini: “Fino a quando questo spirito sarà in piedi, indifferente alle seduzioni, alle blandizie e alle minacce, la democrazia in Italia sarà al sicuro ”. Malgrado abbia attraversato tante sconfitte e tante delusioni quello spirito non appare per nulla fiaccato e chiede di trovare una risposta capace di dirci che la politica non è solo interesse personale e disprezzo per gli altri. Che le istituzioni sono davvero un baluardo contro le prepotenze del più forte. Questa è la nostra speranza presidente Napolitano e presidente Fini. Per questo vi trasmetteremo i messaggi dei nostri lettori. Tenetene conto.
ANTONIO PADELLARO



13 novembre 2009

Libera(mente)

"Sono i giovani i crocifissi da difendere"

    I crocifissi da difendere, quelli veri, non sono quelli appesi ai muri delle scuole. Sono altri. Sono uomini e donne che fanno fatica. Che non ce la fanno e muoiono di stenti. E' verso di loro che non possiamo e non dobbiamo restare indifferenti. E' verso di loro che dobbiamo concentrare i nostri sforzi.
«Un crocifisso è un malato di Aids, che ha bisogno di cure e di sostegno. Un crocifisso è quel ragazzo brasiliano che è morto qualche giorno fa a Torino. A casa aveva lasciato la moglie e i figli, era arrivato qui alla ricerca di un lavoro, e non ce l'ha fatta».
    Abbiamo partecipato al suo funerale. C'erano tante persone, molte nemmeno lo conoscevano, ma erano lì ugualmente, a condividerne la sofferenza e il dolore.
«E' giusto lottare per difendere i simboli di quello in cui crediamo, ma allo stesso tempo bisognare stare molto attenti a non cedere al puro idealismo. Lo dice il Vangelo stesso: i pezzetti di Dio sono sparsi nel mondo che ci circonda. Li troviamo ovunque. Nel concreto, nella vita di tutti i giorni, tra le persone che vivono accanto a noi, e di cui spesso nemmeno ci accorgiamo dell’esistenza. E' con queste realtà che dobbiamo imparare ad avere a che fare e a misurarci.
«Bisogna imparare a vivere con corresponsabilità, come i tanti e tanti volontari che dedicano il proprio tempo a un bene che non è esclusivamente loro, ma pubblico, di tutti quanti. Dobbiamo sentirci tutti chiamati in causa, nei grandi nuclei urbani come nei tanti piccoli paesi di provincia. La partecipazione è il primo passo in favore dei più deboli.
«I crocifissi non si difendono soltanto con le parole. Infatti queste troppe volte non bastano. Bisogna imparare ad affrontare la realtà con concretezza, e tendere la mano alle persone sole, a chi non ha più una famiglia e a chi non può ricorrere all'aiuto dei propri cari».
    Via Ciwati che, sull'argomento, qualche giorno fa' ricordava il pensiero di don Milani (citando una lettera inviata a La Repubblica)



29 ottobre 2009

Appunti per un mondo migliore

    Mi permetto di segnalare Andatevi a leggere questo post di Luca Sofri.  Date retta a un pirla: fino in fondo, commenti compresi.  Merita e (in ogni caso) ce lo meritiamo!
    Ah, pure quello successivo.
    Quello dopo ancora è diventato subito un link nuovo qui a sinistra.



22 ottobre 2009

Spezzeremo le reni a feisbù (pota)

    C'è chi le spara grosse per vocazione.
    C'è chi conosce l'aspetto giuridico (quasi quasi mi iscrivo anch'io), chi conosce l'aspetto mediatico, chi conosce il mondo per quello che è (con approfondimenti e aggiunte), chi conosce la rete e affronta la faccenda anche da altri (e più seri) punti di vista, c'è chi la analizza in senso antropologico, chi elenca i fatti nudi e crudi.
    C'era chi disse, semplicemente: «Conoscere per deliberare».
    Ancora una volta, chi ci governa, preferisce buttarla in caciara e con la scusa dell'acqua sporca (sempre quella degli "altri", però) vorrebbe buttare via il bambino.

Update (24/10/2009 13:45)
    C'è anche chi, tanto per cambiare, non ha capito un cazzo.
    Nel frattempo la pagina incriminata è diventata "Berlusconi, ora che abbiamo la tua attenzione... Rispondi alle nostre domande".



14 ottobre 2009

Alla buon ora

    Mentre De Bortoli e Scalfari continuano a suonarsele (defatigante, stucchevole e ormai nauseante disputa; per seguirla non serve essere tesserati del Pd ma aiuta molto, parola di tesserato), le persone di buon senso continuano a restare tali. Non che quei due di cui sopra non lo siano, intendiamoci, dico solo che il mondo reale è un tantino altrove da dove stanno loro;  umilmente aggiungo che potrebbe pure essere la mia ignoranza e/o inadeguatezza a non farmi cogliere l'eventuale senso della dotta disputa ed è solo per questo che non mi affaccio al balcone e mi metto a urlare "telefonatevi!!!".
    Comunque, mi riferisco a Michele Serra che, nella sua Amaca di ieri, ha colto uno dei nodi veri di tutto (società, maggioranza, opposizione: un bel cumulativo!).  Anche uno serio e autorevole lo ha detto come va detto: «troppa puzza sotto il naso» e troppi atteggiamenti di altezzosa superiorità (morale e culturale... maddechè) quando poi, senza neanche grattare troppo...
    Non so se rallegrarmi del fatto che qualcun altro se ne sia accorto visto che lo vado ripetendo da tempi non sospetti o essere triste perchè se ci è arrivato pure lui, mi sa che non ci sono altre possibilità.
    E, d'altronde, che possibilità ci sono (almeno) di dialogare civilmente con certa gente?  Estenderei il concetto anche alle troppe Binetti che continuano a pascolare indisturbate in campi che dovrebbero ospitare altre specie.  E, per rimanere in tema di «budella» e «volgarità», non è tanto che le Binetti pascolino che ci danneggia, quanto le boazze che ammollano.

P.S. Colgo l'occasione, per quel che vale per mandare un abbraccio forte e un sorriso all' Onorevole Paola Concia.  Tenga duro e grazie.  Anche grazie alle battaglie che Lei conduce, forse, spero, mia figlia potrà vivere in un Paese meno schifosamente triste.



7 settembre 2009

Passate parola

L’olio di ricino in edicola



Buongiorno a tutti.
Oggi non ci vediamo perché sono ancora convalescente da un piccolo intervento chirurgico, e dunque mi scuserete se comunico con voi  con un mezzo più arcaico, la scrittura. Ma l’importante, specie di questi tempi, è comunicare. Lunedì scorso abbiamo parlato dell’attacco squadristico di Feltri al direttore di Avvenire, sputtanato dal Giornale (si fa per dire) e da Libero (si fa sempre per dire) perché, dopo anni di fiancheggiamento filoberlusconiano, aveva osato prudentissimamente criticare sul giornale dei vescovi italiani certe condotte tutt’altro che private del nostro presidente del Consiglio.

Dino Boffo è stato costretto a dimettersi non per quel fiancheggiamento imbarazzante, e nemmeno per il suo reato di molestie ai danni di una ragazza di Terni che gli è costato una condanna a 516 euro di ammenda (con un decreto penale al quale non si è opposto, e non con patteggiamento come sembrava una settimana fa). Ma per una delle poche cose giuste che ha fatto: le critiche, per quanto pallide e tardive, a Berlusconi. Leggendo Il Giornale, che aveva rispolverato la notizia già data in breve da Panorama e dal blog di Mario Adinolfi, pareva che negli atti del processo si parlasse anche dell’omosessualità di Boffo come possibile movente di quelle molestie a una donna presentata come compagna del suo ex fidanzato. In realtà si è scoperto che Il Giornale non possedeva quegli atti, ma soltanto il casellario giudiziale di Boffo in cui risultava la condanna, ma non il racconto dei fatti. Casellario giunto in forma anonima con allegata la famosa lettera anonima spacciata dal Giornale per una “nota informativa” di fonte poliziesca o giudiziaria. Non si riesce mai a pensar male nemmeno delle persone di cui già si pensa tutto il male possibile: non credevo che Feltri e i suoi cosiddetti cronisti si sarebbero spinti a riferire un anonimo che parlava di Boffo come di un omosessuale senza possedere uno straccio di carta che lo confermasse. Invece s’è poi scoperto che le cose sono andate così. Quindi confermo tutto ciò che ho detto lunedì, compresa la considerazione (avvalorata anche da un’analoga osservazione dello scrittore cattolico Vittorio Messori sul Corriere della sera di ieri) che la Cei avrebbe dovuto allontanare Boffo una volta appurato che era stato condannato per molestie, sia per una questione di dignità e di coerenza, sia per non seguitare ad affidare l’intero apparato comunicativo della Chiesa italiana a un soggetto così discutibile e ricattabile. Non posso invece confermare la faccenda dell’omosessualità: a parte la lettera anonima, al momento non c’è alcuna fonte che riferisca dell’omosessualità dell’ex direttore di Avvenire. Il quale però, sia detto per inciso, è l’unico in possesso degli atti del suo processo: se davvero, come dice, in quegli atti non c’è nulla di infamante, o imbarazzante o incoerente, avrebbe il dovere di renderli pubblici per chiudere finalmente questa vicenda e inchiodare gli squadristi alle loro responsabilità.

Detto tutto ciò, non c’è stato soltanto il caso Boffo. Feltri è stato di parola, e in questa settimana s’è dedicato a massaggiare altri giornalisti e politici che hanno il grave torto di dare fastidio a Berlusconi. Alcuni fanno (o facevano) gli imprenditori, come De Benedetti, Agnelli, la famiglia Moratti: di questi non mi occupo, perché hanno tutti i mezzi per difendersi (o, per i defunti, di farsi difendere dagli eredi). Altri invece fanno i giornalisti, come Ezio Mauro, direttore di Repubblica, tirato in ballo per le modalità di pagamento della sua casa. O come Federica Sciarelli, sbattuta in prima pagina sul Giornale di ieri perché – udite udite – è amica del pm Henry John Woodcock e soprattutto ha scoperchiato, nel suo programma su Rai3, alcuni misteri d’Italia che riguardano il Cavaliere e i suoi cari. E si appresta a ricominciare sull’unica rete Rai che il premier ancora non controlla (ma ci sta lavorando, con la soluzione Minoli). Dunque, giù botte a Federica Sciarelli. Ma ieri il Giornale ne aveva anche per Napolitano, reo di aver ricordato il dramma dei precari e dei disoccupati: Feltri l’ha subito fucilato con un bel paginone dal titolo “Lavoro, i dati che contraddicono il Colle”. Così la prossima volta impara. Già che c’era, il Giornale ha fatto due pagine contro Di Pietro, riciclando la vecchia notizia della sua sospensione dall’ordine degli avvocati perché aveva rifiutato di seguitare ad assistere un suo amico una volta scoperto che aveva ammazzato la moglie. Giusto: un avvocato che rifiuta di difendere un colpevole va punito, invece chi difende solo i colpevoli va dritto e filato in Parlamento. Nel frattempo il premier metteva a posto l’Unità e Repubblica, chiedendo rispettivamente 1 e 2 milioni di danni per vari articoli che mettevano in dubbio la sua virilità, mentre, come annuncia Ghedini al Corriere della sera, “Berlusconi è pronto ad andare in aula a spiegare che non solo non è un gran porco, ma nemmeno impotente” e addirittura a “spiegare a venti milioni di italiani, suoi affezionati elettori, che è perfettamente funzionante”. Abbiamo un utilizzatore finale di mignotte perfettamente funzionante, e ci lamentiamo pure.

Naturalmente l’utilizzatore finale può denunciare chi gli pare, ma non può essere a sua volta querelato: se uno lo critica finisce in tribunale, mentre se lui insulta noi non possiamo querelarlo perché è invulnerabile, immunizzato dal lodo Alfano. Il 6 ottobre potrebbe non esserlo più: la Corte costituzionale, compresi i due giudici che vanno a cena con lui e con Alfano, deciderà sulla costituzionalità o meno del Lodo. Ma Maurizio Gasparri, capogruppo del partito di maggioranza relativa al Senato, ha detto alla Summer School del Pdl a Frascati che, se la Consulta dovesse bocciare la il Lodo, “troveremo un avvocato, un Ghedini o un Ghedoni, che troverà un cavillo”. Così il Capo continuerà a utilizzare e noi a essere utilizzati.

Anche “Libero” ci mette del suo e pubblica addirittura le mail private di alcuni magistrati che frequentano la mailing list di Magistratura democratica: non so se vi rendete conto, le mail private. Vuol dire che qualcuno sta spiando le mail dei magistrati e poi le passa ai quotidiani del centrodestra. Quelli che tuonano ogni giorno in difesa della privacy, quando viene fotografato Berlusconi, cioè l’uomo pubblico che meno ha diritto alla privacy visto che è il capo del governo e, come dice persino sua figlia Barbara, non può separare la sua vita privata da quella pubblica. Del resto Il Giornale e Libero hanno persino pubblicato la foto della ragazza molestata da Boffo: e il Garante della Privacy, quello che strilla per le foto di Zappadu a Villa Certosa e all’aeroporto di Olbia, zitto e muto. E la Procura di Roma, quella che incrimina Zappadu e sequestra le sue foto a gentile richiesta di Palazzo Chigi, ferma immobile. Stiamo parlando delle foto di una ragazza che è stata vittima di un reato di molestie e che si vede sbattuta sui giornali, così adesso tutti sanno chi è. E nessuno dice niente. E nessuno fa niente. Nemmeno i sedicenti “liberali” che tromboneggiano in difesa della privacy sul Corrierone.

La guerra dei dossier è appena agli inizi. “Cominciamo da Dino Boffo”, aveva scritto Feltri dieci giorni fa, ed è stato di parola. La lista è lunga. Ora chiunque voglia fare una sia pur timida critica all’Utilizzatore, sa che l’indomani potrebbe ritrovarsi il suo dossier su uno dei giornali dell’Utilizzatore: una foto in compagnia di una ragazza, un contratto di locazione, una mail privata, o magari un fascicolo di Pio Pompa. Già, perché ce lo siamo scordato, ma tre anni fa saltò fuori un archivio illegale del Sismi, diretto dal generale Niccolò Pollari, fedelissimo di Berlusconi. E’ bene ricordare di che si trattava, per capire come lavora questa gentaglia.

Il 5 luglio 2006, su ordine della Procura di Milano, gli agenti della Digos fecero irruzione in un palazzo in via Nazionale 230, a Roma. E lì, al sesto piano scala B  interno 12, trovarono un mega-appartamento di quattordici stanze dove viveva giorno e notte, ma soprattutto lavorava tra una decina di computer perennemente accesi, un signore abruzzese di 55 anni, “analista” di fiducia di Pollari. Il quale, invece di individuare i nemici dello Stato e le minacce per la sicurezza nazionale, schedava potenziali nemici dell’amato premier Berlusconi: nei cassetti, negli schedari, nelle casseforti e nei computer dell’appartamento di via Nazionale, la Polizia trova centinaia di appunti, report e dossier su politici, magistrati, imprenditori, giornalisti, dirigenti delle forze dell’ordine e dei servizi di sicurezza, oltre alle prove dell’attività di disinformatija svolta da Pompa per conto di Pollari recapitando e facendo pubblicare “veline”, perlopiù inattendibili, da giornalisti amici. Tra l’altro, saltano fuori alcune ricevute che documentano i pagamenti a uno dei giornalisti più fidati del giro Pompa: l’allora vicedirettore di “Libero” Renato Farina che, negli anni, aveva percepito almeno 30mila euro, in violazione della legge istitutiva dei servizi segreti, per pubblicare notizie tanto “ispirate” quanto false in tema di lotta al terrorismo. Farina ha poi patteggiato la pena per aver depistato le indagini sul sequestro di Abu Omar, in cui il Sismi di Pollari era invischiato fino al collo, e dunque oggi è deputato del Pdl ed è appena riapprodato da Libero al Giornale, al seguito di Feltri.

Pompa e Pollari sono stati rinviati a giudizio nel processo per il sequestro di Abu Omar. Nell’ufficio occulto di Pompa in via nazionale, la Digos ha sequestrato un report di ventitré pagine, nove delle quali scritte a macchina e datate 24 agosto 2001, in cui si proponeva di “neutralizzare e disarticolare anche con mezzi traumatici” gli oppositori veri o presunti del secondo governo Berlusconi, all’epoca appena nato. Tra i personaggi schedati o spiati o attenzionati in quelle liste di proscrizione, c’erano molti nomi, fra i quali: l’allora direttore dell’Unità Furio Colombo e quello di Micromega, Paolo Flores d’Arcais, nonché l’editore del gruppo Espresso-Repubblica, Carlo De Benedetti. E poi i pm antimafia di Palermo: Antonio Ingroia, Gioacchino Natoli, Alfonso Sabella, Teresa Principato, con l’ex procuratore Gian Carlo Caselli. Naturalmente non mancavano i migliori magistrati milanesi: Edmondo Bruti Liberati, Fabio De Pasquale, Giovanna Ichino, Corrado Carnevali, Fabio Napoleone e tutto il pool Mani Pulite: Francesco Saverio Borrelli, Gerardo D’Ambrosio, Piercamillo Davigo, Gherardo Colombo, Ilda Boccassini, Francesco Greco, Margherita Taddei. E poi altri giudici perbene come Mario Almerighi, Libero e Paolo Mancuso, Loris D’Ambrosio, Gianni Melillo, Elisabetta Cesqui, Giovanni Salvi, Corrado Lembo, Vittorio Paraggio, Felice Casson, Alberto Perduca, Mario Vaudano. E perfino magistrati stranieri come lo spagnolo Baltasar Garzòn e i francesi Anne Crenier ed Emmanuel Barbe. In tutto il Csm  denuncerà che il servizio segreto militare aveva controllato, oltre a mezza Procura di Milano, 10 consiglieri (o ex) del Csm, 2 ex presidenti dell’Anm e 203 giudici di dodici Paesi europei (di cui 47 italiani). E poi il sociologo Pino Arlacchi, ora europarlamentare dell’Idv; politici di sinistra come Violante, Visco, Brutti, Maritati; l’allora dipietrista Elio Veltri, e l’attuale numero due dell’Idv Leoluca Orlando. In un altro appunto sequestrato in via Nazionale, si leggeva: “Si è avuta notizia che, sui recenti attacchi portati da alcune testate giornalistiche, avrebbero essenzialmente interagito: il nutrito gruppo di giornalisti e ‘giuristi’ militanti raccolto intorno alla ‘Voce della Campania’ diretta da Andrea Cinquegrani e Rita Pennarola; Michele Santoro; Giuseppe Giulietti; Paolo Serventi Longhi; Ignazio Patrone; Sandro Ruotolo e Giulietto Chiesa; il presidente della stampa estera in Italia Eric Jozsef, corrispondente del giornale francese Libération”. Naturalmente, tra i giornalisti spiati e controllati, anche con apposite barbefinte mandate a sorvegliare le presentazioni dei nostri libri, c’eravamo pure Gianni Barbacetto, Peter Gomez e il sottoscritto.

Insomma, un bel po’ di collaboratori del Fatto Quotidiano. Già, perché oggi c’è anche qualche buona notizia. Gli abbonati al Fatto Quotidiano sono già 25 mila e continuano ad aumentare. Fra qualche giorno saremo in grado di pubblicare sul sito antefatto.it l’elenco delle città e delle località in cui il nostro nuovo giornale arriverà nelle edicole e dove no. Per questo gli abbonamenti in offerta col supersconto (vedi sempre www.antefatto.it) sono prorogati fino all’uscita del Fatto Quotidiano. Che è fissata per mercoledì 23 settembre. Ormai ci siamo, il conto alla rovescia è partito, mancano soltanto due settimane. Ci vediamo lunedì prossimo, intanto passate parola.
Marco Travaglio



7 settembre 2009

Tutto maledettamente vero, Miché.... Ma... noi chi?

L' AMACA

Ancora una volta non è lo sguardo livido e vendicativo del Capo a impressionare, ma lo zelo compatto dei suoi pretoriani. L' incredibile Capezzone, ieri, apparentava le storie di Boffo e di Berlusconi avvalorando la tesi che di scandalo perisce chi di scandalo ferisce. Ci insegnavano alle elementari che pere e mele non si possono sommare, ma forse era per via dell' egemonia culturale comunista. Capezzone non solo le somma, facendoci credere che la vita privata di un giornalista possa avere lo stesso peso pubblico della vita privata di Cesare. Ma finge di non sapere che non le abitudini sessuali del suo Capo, ma lo smercio di candidature in cambio di sesso è lo scandalo (tutto politico) che ha infangato il signor B. Avere fatto senatrici le sue cavalle, questo e non altro è il capo di imputazione e di quello si deve discutere. La propaganda di B cerca di occultare proprio questo, defalcando uno scandalo di potere a storielle di letto, e osa tirare in ballo il linciaggio di Boffo come «risposta» inevitabilmente bassa a un colpo basso. Peccato che sia una palla, e per quante volte Capezzone, puntuale come il cucù, sbuca dai tg per ripeterla, noi gli risponderemo: è una palla! Fino alla fine dei tempi. - MICHELE SERRA



28 agosto 2009

Tanto c'ho solo debiti

    Le dieci più dieci domande che non si possono fare le ho già pubblicate.  Mo le ripubblico.


    Si attendono cortesi (ma pure scortesi andrebbe benissimo) risposte (non querela: risposte!) da: .
    Poi c'è anche questo:

    Ghedini: fa' il tuo dovere.
    Poi, per chi volesse, ci sarebbe questo da parte di tre persone serie:

 L’attacco a "Repubblica", di cuila citazione in giudizio per diffamazione è solo l’ultimo episodio, èinterpretabile soltanto come un tentativo di ridurre al silenzio lalibera stampa, di anestetizzare l’opinione pubblica, di isolarci dallacircolazione internazionale delle informazioni, in definitiva di faredel nostro Paese un’eccezione della democrazia. Le domande poste alPresidente del Consiglio sono domande vere, che hanno suscitatointeresse non solo in Italia ma nella stampa di tutto il mondo. Se lesi considera "retoriche", perché suggerirebbero risposte non gradite acolui al quale sono rivolte, c’è un solo, facile, modo per smontarle:non tacitare chi le fa, ma rispondere.
Invece, si batte lastrada dell’intimidazione di chi esercita il diritto-dovere di"cercare, ricevere e diffondere con qualsiasi mezzo di espressione,senza considerazioni di frontiere, le informazioni e le idee", comevuole la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948,approvata dal consesso delle Nazioni quando era vivo il ricordo delladegenerazione dell’informazione in propaganda, sotto i regimiilliberali e antidemocratici del secolo scorso.
Stupisce epreoccupa che queste iniziative non siano non solo stigmatizzateconcordemente, ma nemmeno riferite, dagli organi d’informazione e chevi siano giuristi disposti a dare loro forma giuridica, senzaconsiderare il danno che ne viene alla stessa serietà e credibilità deldiritto.

Franco Cordero
Stefano Rodotà
Gustavo Zagrebelsky


    Volendo, lo si può sottoscrivere qui .



26 agosto 2009

Un pugno nello stomaco

    Abbiamo abbassato il tiro.
    Questi sono (tra gli altri), gli effetti di una legge criminale e assassina.
    Scritta e voluta da un governo che difende la vita che ancora non è, che non potrà mai essere o che non potrà mai più essere, che inasprisce le pene (da chi, come, quando e se potranno mai essere applicate e comminate è tutt'altra storia) per chi maltratta gli "animali senzienti" e che, evidentemente considera animali non senzienti buona parte dell'umanità che è già nata e chiede aiuto e ha tutto il diritto di farlo.  Una legge criminale, assassina e meschina scritta da un governo che si definisce amico di un dittatore con "la divisa da imperatore dei metronotte" (cit) e al quale chiede aiuto per applicarla.  Una legge ancora più schifosa e fallace di quella che l'ha preceduta e alla quale pretende di dare operatività nell'ipocrita convinzione che gli uffici di colocamento che non funzionano in Patria possano funzionare presso le ambasciate di mezzo mondo.  Una legge pure copiata da quelle di quegli altri campioni di umanità dei maltesi a cui riusciamo pure a scaricar la colpa di avere respinto dalle loro acque territoriali i migranti: i "respingimenti" se li sono inventati loro.  E tutto in barba alle convenzioni internazionali.
    Questo reportage mi ha fatto male ma sono convinto che molti ne avran goduto; facessero attenzione ad esser classificati come animali senzienti.  Buona lettura.



8 agosto 2009

Irpinia Vs Abruzzo:

    Nel film Sud di Gabriele Salvatores, il terremotato irpino (interpretato da Silvio Orlando) stremato da tredici anni di attesa senza ancora avere visto un soldo di risarcimento dallo Stato, a un certo punto urla qualcosa del tipo (vado a memoria) "Sessantamila miliardi spesi per la ricostruzione! Se ce li davano direttamente erano duecento milioni a persona!".
    Stando alle cronache (ho detto le cronache, non le notizie ufficiali che piacciono al papi e ai suoi accoliti), sembra che non sia cambiato nulla: i palazzinari (cha hai voglia a chiamarli immobiliaristi: io sono old school e per me restano palazzinari) godono, le varie imprese amiche godono, gli sprechi aumentano e le vittime si attaccano.  L'unica differenza è che a quei tempi, almeno un po', se ne scriveva e parlava.  Oggi, a parte le cronache dai soliti noti, i giornali e le tv tacciono e osannano l'operato di governo e protezione civile.  Di quest'ultima, poi, guai a parlare o scrivere male, pena essere tacciati di disfattismo e mancanza di rispetto per i volontari.  Vagli a spiegare che i volontari il rispetto se lo sono guadagnato tutto e se lo meritano e con loro pure i professionisti (che magari andrebbero pagati per quel che han fatto e invece molti di loro come i Vigli del Fuoco ancora non han visto un soldo), ma non c'entrano un cazzo con i burocrati come Bertolaso.
    A proposito di cronache, avendole seguite, cito Jenner Meletti, Giuseppe Caporale, Alessandra Retico, Antonello Caporale de La Repubblica (si, si, la "gazzetta delle sinistre": ma andeteveneaff...).


sfoglia     dicembre        giugno

L'ALBATRO Sovente, per diletto, i marinai catturano degli albatri, grandi uccelli marini che seguono, indolenti compagni di viaggio, il bastimento scivolante sopra gli abissi amari. Appena li hanno deposti sulle tavole, questi re dell'azzurro, goffi e vergognosi, miseramente trascinano ai loro fianchi le grandi, candide ali, quasi fossero remi. Com'è intrigato, incapace, questo viaggiatore alato! Lui, poco addietro così bello, com'è brutto e ridicolo. Qualcuno irrita il suo becco con una pipa mentre un altro, zoppicando, mima l'infermo che prima volava. E il Poeta, che è avvezzo alle tempeste e ride dell'arciere, assomiglia in tutto al principe delle nubi: esiliato in terra, fra gli scherni, non può per le sue ali di gigante avanzare di un passo. Charles Baudelaire - I fiori del male


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