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18 gennaio 2010

Passate parola


    Articolo di Salvatore Bragantini sul Corrire della Sera del 14 Gennaio 2010 .
    Intervista di Augusto Minzolini a Fabrizio Cicchitto su La Stampa del 19 Novembre 1993 .
    "Cick e Minzo, come eravamo" di Marco Travaglio su L'antefatto (da Il Fatto Quotidiano del 16 Gennaio 2010).
    Il Processo SME:  su Wikipedia ; su Corriere della Sera ; su La Repubblica .
    I Decreti Berlusconi su Wikipedia.
    La Crisi di Sigonella su Wikipedia.
    Il " Calendario dei santi laici 2010 "



11 gennaio 2010

Passate parola



8 gennaio 2010

Sondami questo

    Pubblico (copiato tale e quale dall'html, che sarà pure una stupidaggine da fare ma per me son conquiste notevoli) quello che ho votato al sondaggio de Il Fatto Quotidiano "I migliori e i peggiori del 2009".
    Qualche campo è da considerarsi "sulla fiducia", quindi assolutamente dissociato da valutazioni nel merito ma, anche potendo, ditemi voi se gli posso pure andare a dare dei soldi a Barbareschi o a Facci o a Tamaro... Oltre a quelli che già gli diamo tra spot sulle tv (che si traducono in ricarico sulle relative merci) in cui compaiono (i primi due almeno), oltre allo stipendio da parlamentare (per il primo, almeno per ora), oltre ai finanziamenti pubblici ai giornali su cui scrivono (più o meno tutti e tre).  Vale ovviamente anche per "Barbarossa": pagato una fortuna di soldi nostri e figuratevi se andavo pure ad aggiungere quelli per il biglietto (per sorbirsi pure il cameo dell'Umberto? Ma no, ma no, ma no....).
    Qualcuno è deliberatamente provocatorio tipo quelli a Vladimir Luxuria o a Beppe Grillo: però non scherzo.  Sono entrambi mille e mille altre ottime cose (lei soprattutto) ma ciò non toglie che lei sia una gran bella gnocca e l'altro e un gran bravo imprenditore. Avercene!
    Qualcuno è "a prescindere" tipo Valeria Marini che mi pare un cesso frigo spento (full optional ma sempre frigo spento resta) e Violante Placido che ridefinisce il concetto stesso di bellezza (oh, son gusti), tipo Massimo Giannini di Repubblica che non ci sono Brad Pitt o George Clooney che tengano o Bruno Tinti che come porta lui il papillon non c'è nessuno (sarà che l'eleganza, e non solo quella, è una categoria dello spirito?), o quello a Monica Bellucci che sono riuscito ad apprezzare come attrice solo una volta in Dobermann, regia di Jan Kounen (1998): interpretava una sordomuta (era bravissima!), o il voto ai Vanzina ("ça va sans dire" direbbe il loro attore preferito).
    I due "non pervenuto" sono perchè proprio non ci riuscivo a trovare il peggiore
    Tutti gli altri, accuratamente vagliati.

Miglior politico della maggioranza: Angela Napoli (per il coraggio e la competenza)
...peggior politico della maggioranza: Gabriella Carlucci (per l'arroganza, la cattiveria e l'ignoranza)

Miglior politico di opposizione: Giuseppe Civati (e mi sa che ci resta, all'opposizione)
...peggior politico di opposizione: Dorina Bianchi (e mi sa che torna, alla maggioranza)

Miglior ministro: Non pervenuto (tutti non classificati o non classificabili; e pure i vice)
...peggior ministro: Giulio Tremonti (un giorno ve ne accorgerete anche voi, presto)

Miglior film: Up (dopo averlo visto si invecchia meglio, o almeno ci si può provare)
...peggior film: Barbarossa (vedi link sopra)

Miglior cantante: Franco Battiato (perdonami Guccini, ma tu sei pigro e questo lavora)
...peggior cantante: Povia (-Papà, cos'è il talento?   -Hai presente Povia? Ecco, lui col talento non c'entra un cazzo!)

Miglior attore: Pierfrancesco Favino (Mi avevi chiesto del talento: questo quì ne ha a pacchi!)
...peggior attore: Umberto Bossi (sara perchè è un po' rigido....)

Miglior attrice: Violante Placido (Ecco un altra dimostrazione di talento, e non solo)
...peggior attrice: Monica Bellucci (Perchè la fanno parlare, se no è perfetta, davvero)

Miglior regista: Michele Placido (il dna non è mica acqua fresca)
...peggior regista: f.lli Vanzina (ma col prossimo "natale affanculo"  dimostreranno che sbaglio)

Miglior romanzo: Caim (J. Saramago) (e se penso a quei pirla che non glielo hanno pubblicato mi diverto pure)
...peggior romanzo: Il grande albero (S. Tamaro) (e se penso a quelli che glielo pubblicano....)

Miglior libro di saggistica: Il caso Genchi (E. Montolli) (e credo proprio che resterò dell'idea anche dopo averlo finito)
...peggior libro di saggistica: Di Pietro. La storia vera (F. Facci) (gli avrà ciulato la moglie, se no non si spiega)

Miglior calciatore: Non pervenuto (2.000€ al mese, lavorate 6 giorni la settimana e ne riparliamo)
...peggior calciatore: Nelson Dida (magari no ma quella caduta in differita....)

Miglior personaggio sportivo (extra calcio): Alex Schwarzer (i marciatori sono un meraviglioso mondo a parte)
...peggior personaggio sportivo (extra calcio): Valentina Vezzali (a me, un agente di polizia che si farebbe "veramente toccare" da papi, fa un po' senso...)

Miglior programma televisivo: Presa diretta e Report (forse che no?!)
...peggior programma televisivo: Mattino/Pomeriggio/Domenica 5 (certo che pure "secondo voi" di Del Debbio, e "Malpensa Italia"... vabbè, ad libitum)

Miglior programma radiofonico: Caterpillar (Radio2) (rischiando volentieri di far torto ad altri)
...peggior programma radiofonico: Platinissima (Radio DJ) (non la reggo)

Miglior sito internet o blog: Piovono rane (Alessandro Gilioli) (anche quì, rischiando volentieri di far torto ad altri)
...peggior sito internet o blog: gabriellacarlucci.it (forma e sostanza: non pervenute)

Uomo più elegante: Bruno Tinti (vedi intro)
...e uomo meno elegante: Mario Borghezio (vedilo e basta)

Donna più elegante: Vladimir Luxuria (vedi intro)
...e donna meno elegante: Daniela Santanchè (se non la natura, figurarsi la pittura)

Uomo più sexy: Massimo Giannini (mbè?!)
...e uomo meno sexy: Silvio Berlusconi (e lo so, tutta invidia)

Donna più sexy: Violante Placido (ahhhhhhh)
...e donna meno sexy: Valeria Marini (burp)

Miglior giornalista televisivo: Corradino Mineo (resista, la prego)
...e peggior giornalista televisivo: Claudio Brachino (una volta le calze si usavano per fare le rapine...)

Miglior giornalista della carta stampata: Marco Travaglio (questa mia maledetta voglia di far parte del partito dell'odio)
...e peggior giornalista della carta stampata: Vittorio Feltri (poche idee, manco sempre le stesse, eppure è coerente: con le sue tasche)

Miglior personaggio televisivo (giornalisti esclusi): Victoria Cabello (altra meravigliosa portarice di talento)
...e peggior personaggio televisivo (giornalisti esclusi): Filippo Facci (giornalisti esclusi, no?)

Miglior spettacolo teatrale: Miserabili (Marco Paolini) (meraviglioso, come sempre)
...peggior spettacolo teatrale: Il caso di Alessandro e Maria (L. Barbareschi) (vedi intro)

Migliore imprenditore o manager: Beppe Grillo (vedi intro)
...e peggior imprenditore o manager: Cesare Geronzi (quando uno è bravo...)

Miglior notizia dell'anno: La nascita de Il Fatto quotidiano (così stiamo messi)
...e peggior notizia dell'anno: Il terremoto de L'Aquila (tipo che facevo pure senza)



21 dicembre 2009

Passate parola



Qui il link all'articolo di Edmondo Berselli su La Repubblica di oggi.



16 dicembre 2009

E io pure



   

Io sto con Marco Travaglio, dalla parte dei fatti

    Contro Marco Travaglio è in atto un'aggressione violenta. A un cenno del capogruppo Pdl alla Camera, il piduista Fabrizio Cicchitto, che nel compilare la lista nera comprendente il Fatto, Santoro, Repubblica-Espresso, lo ha definito "terrorista mediatico", subito si è scatenata la canea televisiva. Da Porta a Porta, a Canale 5, a Omnibus il pestaggio di Marco si è sviluppato attraverso la falsificazione e la manipolazione di sue dichiarazioni rese dopo il ferimento di Berlusconi a Milano, in totale assenza di contraddittorio o con interventi tardivi quando ormai la scientifica azione diffamatoria era irrimediabile. I diffamatori e i picchiatori a libro paga sappiano che risponderemo colpo su colpo.
     A difesa della persona di Marco Travaglio a cui tutti i giornalisti del Fatto ribadiscono la loro più totale e affettuosa solidarietà. A difesa del suo diritto di fare giornalismo. A difesa dell'informazione e della democrazia di questo Paese, mai come oggi messa in pericolo dall'assalto dei nuovi squadristi.
Antonio Padellaro   



16 dicembre 2009

Condivido e pubblico

Solidarietà con Travaglio, il Fatto Quotidiano e il gruppo Repubblica-Espresso

Aderisci al testo di Paolo Flores d'Arcais in solidarietà con Marco Travaglio, il Fatto Quotidiano e il gruppo Repubblica-Espresso.

Le parole vili e sciagurate dell'on. Cicchitto

di Paolo Flores d'Arcais

    Facendosi vilmente scudo dell’immunità di casta, l’on. Cicchitto ha accusato Marco Travaglio, uno dei rari giornalisti-giornalisti ancora in piedi in questo paese, di essere un “terrorista mediatico”, e uno dei mandanti morali, insieme a “Il Fatto Quotidiano” e l’intero gruppo Repubblica-Espresso, dell’aggressione di uno psicolabile a Berlusconi.
    Con queste ignobili accuse il disonorevole Cicchitto ha fatto compiere alla maggioranza del malgoverno un ulteriore passo nell’imbarbarimento della lotta politica e nella campagna di odio contro la Costituzione repubblicana, le sue istituzioni, i cittadini che la difendono.
    Se ci abbassassimo alla mostruosa illogica del disonorevole Cicchitto, dovremmo accusarlo di “terrorismo parlamentare”. Cosa che non faremo. Il suo è solo piduismo, dispiegato e di regime.
    Siamo certi che chi nella maggioranza ha ancora un residuo di rispetto per i valori della democrazia liberale stigmatizzerà “senza se e senza ma” l’inqualificabile gesto che ha disonorato il parlamento italiano. Il resto è complicità.
(15 dicembre 2009)



15 dicembre 2009

Dell'odio e d'altre sciocchezze

    Siccome le parole hanno (avrebbero ancora) un senso, comincio (e che palle, sta diventando una necessità piuttosto fastidiosa) dalla definizione.  Da Wikizionario:
    odio  (Wikipedia approfondimento) m (pl: odii) sentimento di forte inimicizia nei confronti di qualcuno.
    Quindi, come evidentemente sospettavo, io Berlusconi non lo odio.  Né umanamente, né politicamente, né in nessun altro possibile senso.  Pensandoci bene, io non odio proprio nessuno.  Certo, non odiare non necessariamente implica amare.  Ci sono infinite sfumature tra quei due estremi: l'antipatia, il disprezzo, la disistima, il fastidio, l'affetto, la stima (...) e tra ogni grado ce ne sono probabilmente altri infiniti intermedi a seconda della sensibilità di ognuno. Poi c'è pure l'indifferenza che è la negazione di ogni altro possibile sentimento: se uno ti è indifferente, proprio non ce n'è; come due rette parallele, non c'è proprio possibilità di incontrarsi.
    Ecco, il signor Berlusconi Silvio mi è perfettamente indifferente, come la maggior parte degli abitanti del pianeta.  Qualcuno riesce ad essermi indifferente pur conoscendolo, gli altri non li conosco e pace; mi piacerebbe conoscerli tutti e vedere verso quanti riuscirei a restare indifferente ma questa è tutt'altra storia.  Ripeto, il signor Berlusconi Silvio non sono in grado di odiarlo (sarà un mio limite?): mi è indifferente.  Facciam parte di due mondi completamente diversi, lontani e incongruenti, per formazione, carattere, reddito, storia personale, generazione, nascita, censo, idee politiche e chissà quanto e cosa altro.  Poi, il fato può sempre metterci lo zampino e persino due rette all'apparenza così ineluttabilmente parallele potrebbero, a un tratto, convergere fino a toccarsi; ma anche questa sarebbe tutt'altra storia (e alquanto inverosimile oltreché improbabile).
    Il politico Berlusconi Silvio, naturalmente, non può essermi indifferente.  Visto che, da politico (e di quella stazza!) nonché da presidente del consiglio, si occupa anche della mia esistenza e di quelli che (quelli si) io amo (stimo, rispetto, mi sta simpatici, mi stanno antipatici....) mi informo su quello che fa e disfa e dice costruendomi la mia opinione su di lui.  E dalle opinioni nascono (credo sia fisiologico) i sentimenti.  Odio? Ma neanche per sogno.  Sono sempre stato estremamente critico con il suo operato, sono abbonato della prima ora al Fatto Quotidiano, apprezzo moltissimo Marco Travaglio e ciò che fa (il giornalista, maledizione! semplicemente il giornalista!) e, ogni lunedì, in questo blog pubblico il suo "Passaparola", spesso leggo La Repubblica e L'Unità e altrettanto spesso Il Giornale e Libero (che però potrebbero inventarsele meglio, almeno provare a renderle verosimili, le balle)  i link qui a sinistra la dicono lunga su ciò che penso del politico Berlusconi Silvio e del suo operato, penso che la libertà di espressione sia una risorsa fondamentale dell'umanità tutta,  questo stesso blog è nato dal bisogno di confrontarmi con chiunque passi di qua e voglia dire la sua comunque la pensi e dal bisogno di dire la mia visto che non mi sento per nulla rappresentato dalle forze politiche in campo (per usare un'espressione cara al nostro).
    Ebbene, nonostante quanto sopra, nonostante mi abbeveri alle "fabbriche dell'odio" dalle quali, evidentemente godendone, mi faccio quotidianamente sobillare, io, Giuseppe De Punzio, il politico Berlusconi Silvio proprio non lo odio. E manco i suoi sodali, alleati, leccaculi e reggipanza riesco a odiare.
    Direi piuttosto che mi procurano una sensazione di fastidio, lui e gli altri.  Come pestare una merda: magari talvolta bella grossa, diciamo di un elefante con la dissenteria; brutta roba, a prima vista ma poi mi laverei e via, che ci vuoi fare?  Bisogna pur continuare a stare al mondo e allora magari tutti i mammiferi proboscidati mi monterebbero sulle palle ma mica mi verrebe mai in mente di augurarmi la loro estinzione o di ammazzargi il capobranco!  E' "cosa di natura", no?  L'elefante, ancorché diarroico, ammolla in giro le sue boazze di dimesioni bibliche e a che serve odiarlo?  Lui caga, tu ti distrai e plaff...  Magari quest'altra volta fai un'altra strada che non intersechi il percorso dell'immane produttore di merde di dimensioni bibliche oppure provi a stabilire un contatto con il quadrupede proboscidato: una carezza, due noccioline, una decina di scatole di antipropulsivi....
    Già, solo che l'elefante mai si sognerebbe di accusarti di odiarlo perchè uno scimpanzè  è rimasto sommerso dalla sua boazza.  O anche il contrario: mai si sognerebbe di accusare lo scimpanzè di odiarlo perchè ci sei finito tu, sommerso nelle sue enormi deiezioni.  Peraltro, particolare non trascurabile, l'elefante manco si sogna di venirti a cagare sistematicamente davanti alla porta di casa o, chiaramente, sotto l'albero dove alloggia lo scimpanzè.  E non pensa che sei un coglione solo perchè gli preferisci gli scimpanzè (o qualsiasi altro animale). E non pensa che vuoi morto il suo capobranco solo perchè, dopo l'elefantiaco inzaccheramento ti sei un tantino alterato con il suo simile con (grossissimi) problemi intestinali.  E nemmeno per un momento si sognerà mai di tirare giù l'albero degli scimpanzè che ti stan tanto più simpatici di lui.  E non imporrà con la sua (enorme) forza a nessuno, uomo o scimpanzè che sia, cosa debba o non debba più fare,  cosa debba o non debba più dire, cosa debba o non debba più pensare, quale strada debba o non debba più percorrere...
    Solo che con l'elefante cagone, complice un'abbondante scorta di antipropulsivi, magari ci ragioni.  Con il politico Berlusconi Silvio e i suoi tracotanti alleati, complice la loro abbondantissima scorta di purganti, l'impresa pare impraticabile.
    Però resta il fatto che non provo odio per tutti loro.  Certo, se il pachiderma di cui sopra continuasse scientemente a murarmi di merda la porta di casa e mi dicesse pure che lo fa perchè un cretino con cui non ho mai avuto a che fare ha attentato al suo capobranco (a proposito, dove era finito il resto del branco mentre il cretino agiva?), beh, pur riuscendo serenamente a continuare a non odiarlo, posso altrettanto serenamente affermare (e promettere) che la specie dei pachidermi tutti comincerebbe serenamente a diventarmi antipatica.
    Se poi provasse a murare di merda anche la porta di qualcuno che stimo o che amo o a cui voglio bene o che mi è simpatico o che mi è indifferente (ma in quanto nuova vittima dell'elefantiaco merdaiolo, è molto probabile che susciterebbe immediata mia solidarietà) allora comincerei sicuramente a incazzarmi.
    Occhio, elefanti diarroici, non è nemmeno probabile che io vi possa odiare, ma non venite a cercarmi: è garantito che mi troverete.
    Non mi piaciuto nemmeno un po' ciò che ha fatto Massimo Tartaglia, mai avrei voluto accadesse e mai più vorrei che accada ad alcuno.  Però, signori e signore  e politici berlusconi, la canea che state strumentalmente scatenando contro tutto e tutti coloro che dissentono dal vostro operato e dalle vostre idee (qualora ce ne siano e, se ce ne sono, vediamole!), fà semplicemente schifo.  Non so se e quante persone la possano pensare come me ma non odiare non significa essere disponibile a farsi prevaricare.  Cito qui un esempio per tutti ma è solo un esempio, uno dei tanti.  Cicchitto, per dire, oggi ha detto, se possibile, anche di peggio:
    La consigliera provinciale della Lega Nord Francesca Carlotti scrive testualmente nella sua pagina su Facebook, in Internet, che bisogna mandare in galera Di Pietro, Travaglio, Santoro e i giornalisti di Repubblica e dell'Unità. Un suo interlocutore risponde compiaciuto: 'Arriveremo alla guerra civile e tireremo un po' di botte a quei democratici partigiani'. Campanelli d'allarme del clima che si sta diffondendo.
 
    Ecco, senza odio ma a brigante, brigante e mezzo.



21 novembre 2009

Condivido e pubblico

    Le democrazie vive hanno bisogno di individui liberi. Di individui coraggiosi, indipendenti, indisciplinati, che osino, che provochino, che disturbino. È così per quegli scrittori per cui la libertà di penna è indissociabile dall’idea stessa di democrazia. Da Voltaire e Victor Hugo a Camus e Sartre, passando per Zola e Mauriac, la Francia e le sue libertà sanno quanto tali libertà debbono al libero esercizio del diritto di osservare e del dovere di dare l’allarme di fronte all’opacità, le menzogne e le imposture di ogni tipo di potere. E l’Europa democratica, da quando è in costruzione, non ha mai cessato di irrobustire la libertà degli scrittori contro ogni abuso di potere e le ragioni di Stato.
    Ma ora accade che in Italia questa libertà sia messa in pericolo dall’attacco smisurato di cui è oggetto Antonio Tabucchi. Il presidente del Senato italiano, Riccardo Schifani, pretende da lui in tribunale l’esorbitante somma di 1 milione e 300 mila Euro per un articolo pubblicato su “l’Unità”, giornale che, si noti, non è stato querelato. Il “reato” di Antonio Tabucchi è aver interpellato il senatore Schifani, personaggio di spicco del potere berlusconiano, sul suo passato, sui suoi rapporti di affari e sulle sue dubbie frequentazioni – questioni sulle quali costui è riluttante a dare spiegazioni. Porre domande sul percorso, la carriera e la biografia degli alti responsabili delle nostre istituzioni appartiene al necessario dovere di interrogare e alle legittime curiosità della vita democratica.
    Per la precisa scelta del bersaglio (uno scrittore che non ha mai rinunciato a esercitare la propria libertà) e per la somma richiesta (una cifra astronomica per un articolo di giornale), l’obiettivo evidente è l’intimidazione di una coscienza critica e, attraverso tale intimidazione, far tacere tutti gli altri. Dalle recenti incriminazioni contro la stampa dell’opposizione, fino a questo processo intentato a uno scrittore europeo, non possiamo restare indifferenti e passivi di fronte all’offensiva dell’attuale potere italiano contro la libertà di opinione, di critica e di interrogazione. Per questo testimoniamo la nostra solidarietà a Antonio Tabucchi e vi chiediamo di unirvi a noi firmando massicciamente questo appello.
    Traduzione da Il fatto quotidiano dell'originale appello in francese pubblicato da Le Monde.



18 novembre 2009

Contrappello

    SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.
    Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l'unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia.
    Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E' una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.
ROBERTO SAVIANO
    "Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo." (Voltaire).
    Ciò premesso, amatissimo Saviano e stimatissimi firmatari, spiacente ma questo proprio non ci riesco a firmarlo.
    Berlusconi fa, per la diciannovesima volta, i suoi squisitissimi cazzi e, chiedo perdono se proprio non ci arrivo, trovo che sia una contraddizione in termini appellarsi proprio a lui.
    Provo a spiegare. Se faccio un appello agisco almeno su due fronti: da un lato chiedo appoggio a quanti la pensano come me e cerco di fare massa per far pesare il più possibile le motivazioni che esprimo o, semplicemente, mi faccio interprete (per sensibilità, capacità, autorevolezza, visibilità) di un sentire comune già ampiamente diffuso e mi sembra proprio il caso in questione; dall'altro scelgo qualcuno a cui indirizzare le istanze che l'appello veicola e che possa attivarsi per dar corso, e magari soluzione, a quelle istanze.  Ecco, mi pare che sul secondo fronte, in questo caso, l'indirizzo sia sbagliato.  Brutalmente: se vi stanno svaligiando casa, vi appellate ai ladri o chiedete aiuto altrove?
    Di conseguenza, pur turandomi il naso nell'essere costretto a cercare altri destinatari per potere aggiungere il mio nome - per contribuire a fare massa - ai tanti sdegnati dall'ennesimo schifo legislativo, pur dovendomelo turare ancora di più dopo avere visto a chi tocca rivolgersi (si, non è che li stimi poi granchè!), preferisco l'appello a Napolitano e Fini lanciato dalle pagine del Fatto Quotidiano:
    Presidente Napolitano. Presidente Fini. “Adesso basta” è il titolo che abbiamo stampato ieri sulla prima pagina del Fatto Quotidiano. Adesso basta è scritto sulle migliaia di messaggi che giungono al nostro giornale. Tutti indistintamente chiedono di mettere la parola fine allo scandalo che da quindici anni sta sfibrando l’Italia: la produzione incessante di leggi personali per garantire a Silvio Berlusconi la totale immunità e impunità in spregio alla più elementare idea di giustizia.
    Quello che rivolgiamo a voi che rappresentate la prima e la terza istituzione della Repubblica (sulla seconda, il presidente del Senato Schifani pensiamo di non poter contare) non è un appello ma una richiesta di ascolto che, siamo certi, non andrà delusa. Tutte quelle lettere, e-mail, fax esprimono una protesta e una speranza. Di protesta “contro l’arroganza di un Potere che sembra aver perso ogni senso della misura e anche quello del decoro ”, scrisse Indro Montanelli sulla Voce nel 1994, all’epoca del decreto Biondi. Fu il primo tentativo di colpo di spugna al quale ne sarebbero seguiti altri diciotto negli anni a seguire fino all’ultima vergogna chiamata “processo breve”. Allora la battaglia fu vinta.
    La redazione della Voce fu alluvionata di fax dei lettori disgustati, il decreto fu ritirato e il grande giornalista così rese omaggio allo spirito di lotta dei concittadini: “Fino a quando questo spirito sarà in piedi, indifferente alle seduzioni, alle blandizie e alle minacce, la democrazia in Italia sarà al sicuro ”. Malgrado abbia attraversato tante sconfitte e tante delusioni quello spirito non appare per nulla fiaccato e chiede di trovare una risposta capace di dirci che la politica non è solo interesse personale e disprezzo per gli altri. Che le istituzioni sono davvero un baluardo contro le prepotenze del più forte. Questa è la nostra speranza presidente Napolitano e presidente Fini. Per questo vi trasmetteremo i messaggi dei nostri lettori. Tenetene conto.
ANTONIO PADELLARO



12 novembre 2009

Intanto, altrove

10 novembre 2009
    Venerdì Yoani Sanchez è stata “sequestrata” per mezz'ora e malmenata – insieme a tre suoi amici - da agenti del governo cubano all'Avana. Il regime non perdona alla 34enne l'attività di denuncia su ciò che non va nell'isola e le critiche contro gli arbitrii delle autorità che la blogger porta avanti da anni su Internet e per le quali è conosciuta nel mondo.
    Il Fatto Quotidiano vuole perciò promuovere in segno di solidarietà una raccolta di firme per far pervenire a Yoani il sostegno delle persone alle quali sta a cuore la sua causa. Le firme saranno inviate anche all'ambasciata cubana in segno di protesta per il comportamento inaccettabile degli agenti che hanno minacciato Yoani Sanchez e per l'attacco contro le libertà personali e quelle d'espressione da lei subite.

Per firmare l'appello:



19 ottobre 2009

Passate parola



27 settembre 2009

Segnalo


P R E S A D I R E T TA di Riccardo Iacona
Come muoionoi Beni culturali
Oro buttato: s’intitola così la puntata del programma di Riccardo Iacona, in onda stasera su RaiTre, dalle 21.
In  Molise, in  provincia  di Campobasso,  c’è un’intera città romana fondata 2300 anni fa, con tanto di strade, case, foro, anfiteatro e basilica. Si chiama Sepino e non la visita nessuno. Del resto non c’è neanche un cartello che indica ai turisti gli scavi, manca il parcheggio e il cartello “museo archeologico” l’ha scritto sul cartone con il pennarello il custode. Qui si e’ scavato solo un terzo della città poi si è smesso per mancanza di fondi: per Sepino, infatti non ci sono neanche i soldi per tagliare l’erba che sta coprendo le antiche strade romane. La reggia di Caserta è la nostra Versailles: 122 ettari di giardino all’italiana e 25 ettari di giardino all’inglese, 1200 stanze e migliaia di opere d’arte tra tele, sculture e affreschi. Ebbene qui non hanno più neanche i soldi per pagare la bolletta della luce. Per mantenere la città di Pompei, invece, ci vorrebbero 275milioni dieuro all’anno. La Soprintendenza riceve solo 20 milioni di euro e con questi soldi deve anche occuparsi degli scavi di Ercolano.  Risultato:  Pompei  sta  morendo: ogni giorno, ogni mese ed ogni anno un pezzo della  città  archeologica piu’ importante  del mondo se ne va per sempre. Non va meglio per la Soprintendenza più ricca d’Italia, quella di Roma:  l’Istituto  centrale  per  il  restauro,  la scuola di restauro più importante del mondo, è  “temporaneamente sospeso”… da tre anni!  Da 88 studenti si è passati a 22. E il prossimo anno anche i 22 rimasti prenderanno la specializzazione e la scuola rischia di chiudere.  Nei laboratori di restauro della Soprintendenza di Roma, invece, dove dovrebbero finire tutte le migliaia di reperti che vengono scavati ogni anno a Roma e provincia, sono rimasti a lavorare solo 8 restauratori e quest’anno il ministero,  a  fronte  di una  esigua  richiesta  di 100.000 euro fatta  dal dirigente, dottoressa Bandini, ha inviato zero euro. In compenso nel 2004 è nata Arcus, una spa a capitale pubblico che è stata concepita come una braccio operativo del ministero dei Beni culturali e che è stata finanziata dallo Stato con 60 milioni di euro all’anno. Ha 10 dipendenti e 7 consiglieri di amministrazione, presidente compreso, tutti nominati dalla politica.  Tanto per  non  sprecare i  soldi pubblici, hanno preso i loro uffici nel centro di Roma a via Barberini: un appartamento su due piani che costa solo di affitto 15mila euro al mese, 174mila euro all’anno, quasi quanto riceve ogni anno la soprintendenza del Molise. A tutto questo bisogna aggiungere i tagli lineari del 20 per cento a tutti i ministeri, chiesti da Tremonti con la scorsa finanziaria, gli stessi che hanno messo in ginocchio la polizia e le altre forze dell’ordine, come abbiamo documentato nella scorsa puntata di Presadiretta. Oggi I beni culturali producono in Italia un giro di affari che vale 40 miliardi di euro e il 2.6 per cento del pil. In Inghilterra, un patrimonio storico e artistico immensamente inferiore al nostro, ne tirano su 73 di miliardi euro, il 3.8 per cento del pil. Ecco: la puntata di stasera l’abbiamo voluta chiamare “Oro buttato”.

    Da Il Fatto Quotidiano del 27/09/2009 pag 18.  E non cominciate pure voi con la stronzata di De Benedetti sulla "riproduzione riservata".



21 settembre 2009

Passate parola



12 settembre 2009

Chapeau

    Ovvero come riuscire a fare pubblicità al nuovo giornale, dalle colonne di un altro giornale, riuscendo a dire cose molto serie e indicando una discreta parte di linea editoriale a chi ci lavorerà.
    Confesso: li invidio molto.  Anche se, lavorare con Travaglio, deve essere dura.



13 giugno 2009

Pausa pubblicitaria



sfoglia     dicembre        giugno

L'ALBATRO Sovente, per diletto, i marinai catturano degli albatri, grandi uccelli marini che seguono, indolenti compagni di viaggio, il bastimento scivolante sopra gli abissi amari. Appena li hanno deposti sulle tavole, questi re dell'azzurro, goffi e vergognosi, miseramente trascinano ai loro fianchi le grandi, candide ali, quasi fossero remi. Com'è intrigato, incapace, questo viaggiatore alato! Lui, poco addietro così bello, com'è brutto e ridicolo. Qualcuno irrita il suo becco con una pipa mentre un altro, zoppicando, mima l'infermo che prima volava. E il Poeta, che è avvezzo alle tempeste e ride dell'arciere, assomiglia in tutto al principe delle nubi: esiliato in terra, fra gli scherni, non può per le sue ali di gigante avanzare di un passo. Charles Baudelaire - I fiori del male


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